
Pesano circa 90 milligrammi, ma il loro vero peso è simbolico e riguarda il loro apporto al nostro sistema alimentare. Stiamo parlando delle api, che in Ticino - in realtà in tutto il Paese - hanno sofferto le condizioni meteo che hanno caratterizzato i primi mesi di quest’anno. "A livello svizzero c’è dal 10 al 17% di popoli che sono morti prima dell’inverno, e poi c’è un ulteriore 15/18% di popoli che sono morti in uscita dall’inverno perché non hanno trovato le condizioni per ripopolarsi", spiega a Ticinonews l’apicoltore Floriano Moro. L’inverno passato è stato infatti difficile per le api sia in Svizzera, che in Ticino.
Una delle cause è il clima ballerino
Mentre nel ventesimo secolo erano considerate normali perdite invernali fino al 10%, dall'inizio degli anni 2000 tassi di perdita più elevati sono diventati ormai consuetudine. In Ticino l’anno passato sono andate perse più del 18% di colonie, quest’inverno poco meno di 15%. Una delle cause è il clima ballerino: il caldo è arrivato infatti presto, illudendo le api sull’inizio della primavera, ma poi è tornato il freddo. "Abbiamo dovuto far fronte alla situazione dell’inverno così molto ballerino e ostile per le api fino a qualche giorno fa, fino all’inizio di giugno, dove abbiamo dovuto correre a nutrire le api, a portare il supporto minimo attraverso l’alimentazione artificiale", racconta Moro.
Un acaro il principale nemico delle api
Una primavera che solitamente è importantissima, ma che è praticamente andata persa. Anche se in realtà, molte api non sono nemmeno arrivate all’inverno. Questo a causa del nemico principale di quest’importante insetto. "Si chiama acaro varroa destructor, - chiarisce l'apicoltore - e se non si trattano le arnie ogni popolo in una stagione muore". Come è dunque possibile contrastare questo acaro? "Ci sono dei trattamenti, ma che per adesso non sono efficaci o sono parzialmente efficaci - risponde Moro -. Fortunatamente qualcosa fanno, ma non riescono a debellare completamente la varroa. C’è la possibilità di avere molta ingerenza nel popolo, dentro l’arnia, ma questo implica un gran lavoro per l’apicoltore e non sempre ci sono le condizioni meteo per poter fare questo intervento anche aggressivo rispetto alle api".
Chiunque può tendere la mano a questi insetti
L’acaro, il calabrone asiatico, la mancanza di habitat, i cambiamenti climatici e l’uso dei pesticidi: sono diverse le sfide che devono affrontare questo importanti impollinatori. Ogni persona però, spiega Moro, può tendere una mano verso le api. "Sì, certo, si possono fare moltissime cose, prima di tutto cercare di avere una fioritura nel proprio piccolo/grande giardino il più possibile diversificata, cercando di non recidere i fiori prima che siano fioriti pienamente. Considerando che alcuni fiori non servono alle api, ad esempio la maggior parte dei fiori esotici a forte estetica, come potrebbero essere semplicemente le rose". "Invece - aggiunge Moro - i piccoli fiori che possiamo trovare nei campi da tutte le parti sono importanti: la biodiversità legata alla fioritura è un elemento assolutamente importante".

