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Ticino
"Il chirurgo accusato di omicidio colposo non lavorava in Ticino"
"Il chirurgo accusato di omicidio colposo non lavorava in Ticino"
"Il chirurgo accusato di omicidio colposo non lavorava in Ticino"
Redazione
7 anni fa
Al medico italiano indagato per la morte di una paziente era stato negato il libero esercizio in Ticino

No, non vi è evidenza che il medico italiano indagato in patria nell’aprile del 2018 per omicidio colposo in seguito alla morte di una 37enne cittadina rumena deceduta in seguito a un intervento di liposuzione in un "centro di chirurgia plastica ed estetica" lombardo abbia mai lavorato in Ticino. Le verifiche effettuate dall’autorità di vigilanza sanitaria ed anche, su incarico di quest’ultima, dalla Polizia comunale di Lugano, hanno infatti dato esito negativo. Lo ha ribadito il Consiglio di Stato nel rispondere alla relativa interrogazione parlamentare del deputato leghista Massimiliano Robbiani.

“Del resto”, spiega il Governo,nemmeno dopo la pubblicità data alla questione da parte dei media nel mese di marzo 2018, al Dipartimento della sanità e della socialità (DSS) è mai giunta una segnalazione relativa a una eventuale attività nel nostro Cantone”. In questo ambito, tuttavia, “la certezza non può comunque essere assoluta, non essendo ovviamente possibile seguire costantemente gli 8000 operatori sanitari autorizzati né tanto meno avere totale garanzia che non vi siano persone attive abusivamente nel settore che possono venire scoperte grazie a segnalazioni”.

Dalla risposta governativa si evince inoltre che al medico in questione - iscritto all’Albo italiano, ndr - era stato negato il libero esercizio in Ticino. “Già nell’ambito del trattamento dell’istanza di libero esercizio (negato poiché il medico in questione non dispone nemmeno del necessario titolo di perfezionamento) nel mese di dicembre 2017 il DSS si è attivato per ricordare allo stesso la necessità dell’autorizzazione al libero esercizio e l’illiceità di ogni attività sanitaria senza autorizzazione, chiedendo lumi sull’attività dello stesso”. Da questa richiesta, spiega il Governo, “è risultata l’intenzione del medico di avviare un’attività professionale in Ticino, che non si è però concretizzata né sotto la propria responsabilità professionale, in quanto gli è appunto stata negata l’autorizzazione al libero esercizio, né sotto la responsabilità professionale di terzi, avendo l’operatore in seguito rinunciato a questa eventualità”.

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