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Il Ceresio resta inquinato
Il Ceresio resta inquinato
Il Ceresio resta inquinato
Redazione
10 anni fa
Sotto accusa il malfunzionamento del sistema di depurazione sulla sponda italiana

Sono stati presentati questa mattina a Lavena Ponte Tresa i risultati dei monitoraggi effettuati sulla sponda lombarda del Ceresio da parte di Legambiente. Il risultato non è molto differente da quello dello scorso anno (vedi correlato) in quanto 4 punti su 6 risultano fortemente inquinati.

Come riportato dalla RSI, questi punti risultano inquinati "anche sette volte oltre i limiti di legge previsti per gli scarichi dei depuratori". Sotto accusa il malfunzionamento del sistema di depurazione sulla sponda italiana, che Legambiente ritiene ormai obsoleto e inadeguato.

Nel 2014 i punti inqinati erano 5 su 6, nel 2013 e nel 2012 4 su 6. "Monitoriamo la situazione da 8 anni, e ultimamente la criticità è aumentata - fanno sapere da Legambiente -  Il lungolago di Lavena versa in una situazione molto critica, stessa cosa per il Vallone e rio Bolletta".

Da pochi mesi il sistema idrico della regione è gestito dalla neocostituita Alfa srl, che è in attesa di fondi per poter sistemare gli impianti. Legambiente ci conferma che ad attivarsi devono essere prima di tutto i sindaci dei comuni a rischio: "Purtroppo è mancata una collaborazione a livello regionale in grado di sollecitare la Regione Lombardia. Qualcosa però si sta muovendo".

Da Lavena e Porto Ceresio, infatti, queste disponibilità sembrano esserci: la nuova sindaca di Porto Ceresio Jenny Santi aveva dichiarato che tra le priorità della sua legislatura c'è quella di riuscire a risolvere il problema con il depuratore. Il vicesindaco, entrato in carica nello scorso giugno, ha confermato che sono stati presi contatti con la Regione Lombardia per un possibile nuovo impianto o per interventi a quello esistente.

Il sindaco di Lavena Ponte Tresa ha invece annunciato interventi su scarichi e stazioni di sollevamento.

Nessuna sorpresa da parte delle autorità ticinesi, che più volte hanno chiesto l'introduzione di misure per risolvere il problema. In particolare, il direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali aveva chiesto alle autorità italiane “fatti concreti e una tabella di marcia per la costruzione di un nuovo depuratore” già lo scorso aprile.

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