
Dopo le vicende burrascose che hanno travolto le Aziende industriali di Lugano nelle ultime settimane. Oggi abbiamo fatto visita al presidente della Direzione Angelo Bernasconi che ci ha illustrato la strategia dell'azienda nel difficile momento geopolitico.
È da tempo che giungono notizie sull'instabilità geopolitica e sui rincari energetici. Come impatta questo contesto sul vostro lavoro?
«Negli ultimi anni effettivamente il nostro lavoro è cambiato parecchio. Da una parte c'è la crisi geopolitica che ha portato a cambiamenti repentini sul prezzo dell'energia. Fino a cinque anni fa l'energia era stabile. D'altra parte c'è il cambiamento del sistema energetico. Abbiamo sempre più produzioni da fonti rinnovabili e questo richiede delle competenze quasi da meteorologo per poter fare delle buone previsioni, conoscere i consumi, ma anche la produzione degli impianti che sono sempre più diffusi sul territorio. Per questo, come AIL, abbiamo deciso di creare una società, Aliantis Energy, che dal prossimo anno sarà operativa proprio su questo tema».
Vivete e operate in un contesto di monopolio nella regione, non è così?
«No, se penso all'elettricità, il mercato è già da tempo parzialmente liberalizzato. Chi consuma più di 100 megawattora può andare a prendere energia da chi vuole. AIL fornisce a clienti vincolati che sono sotto questa soglia. Ai clienti che sono sul libero mercato, diamo complessivamente ottocento gigawattora, di cui un quattrocento gigawattora in Svizzera interna. Direi che è già un mercato molto aggressivo, molto liberalizzato, che in futuro lo sarà ancora di più.
Come vi ponete sul tema della transizione energetica? Vedete un futuro con energia sempre più pulita?
»Fa parte della strategia adottata e voluta dal nostro consiglio d'amministrazione. Una dimostrazione quest'anno è il nostro gas: il 20% è biogas. Poi a livello di transizione energetica c'è sempre più rinnovabile. Progetti come solari alpini di Duragno e Sedrun. Le reti termiche sono anche importanti nella transizione energetica. Rete che produce sia caldo che freddo. Il freddo diventa un'esigenza sempre più grande nelle estati calde. Noi ci stiamo preparando a tutto ciò per anticipare la transizione energetica e non subirla.
Cosa cambierebbe nel sistema energetico svizzero, se potesse cambiare qualcosa?
«Partirei dal problema. Il problema del sistema energetico svizzero, se guardo al futuro, è quello di avere una, una produzione elevata durante i periodi estivi e avere invece delle lacune durante i periodi invernali. Ed è questo il grande problema. Secondo me la soluzione è il mix energetico. Non esiste un'energia che è meglio dell'altra, ma il segreto è avere un portafoglio di energia piuttosto vasto. Secondo me il nucleare fa parte del mix energetico. Prolungare la durata di vita delle centrali nucleari che abbiamo in Svizzera è qualcosa di importante. Il nucleare non deve diventare un fattore di distrazione però. Dobbiamo essere focalizzati sulle energie rinnovabili e lo sviluppo, cosa che possiamo fare in fretta».

