
Il nuovo procedimento penale a carico di Claudio Zali e la richiesta di dimissioni immediate arrivata dal Consiglio di Stato hanno diviso lo studio di Detto tra Noi, dove Andrea Leoni ha riunito Gianni Righinetti, Daniel Ritzer, Renzo Galfetti, Matteo Pronzini e Claudia Rossi.
La linea più dura è quella di Matteo Pronzini: «Quando un dirigente dà le dimissioni, va subito, in qualsiasi azienda». Per il deputato dell'MPS l'unico ad aver ammesso di aver usato violenza, quella verbale degli audio di luglio, è Zali stesso: «Chi lo fa, in qualsiasi caso, è fuori. Senza termine».
All'opposto l'avvocato penalista Renzo Galfetti, l'unico a sostenere che Zali non avrebbe dovuto dimettersi. Accusa il Governo di aver violato la presunzione di innocenza «in modo un po' forcaiolo» e attacca la stampa: «Le domande di Ritzer non sono domande, sono provocazioni, illazioni, attacchi alla Magistratura». Il direttore della Regione, autore dell'articolo che ha reso note le ipotesi di reato, rivendica il proprio lavoro: «Senza le domande che abbiamo posto non parleremmo di quello che stiamo parlando».
Il momento più teso arriva quando Galfetti evoca dubbi su un possibile disegno per far cadere il consigliere di Stato. La tesi viene respinta: «Poteva avere senso finché discutevamo di un giallo politico, ma non di cronaca nera», replica Ritzer, «sarebbe un alibi». Righinetti è netto: «La principale causa della fine politica di Zali è Zali. Complotto? È cultura del sospetto. Dimostratelo».
Divisione anche sull'ipotesi di un procuratore straordinario: favorevoli Ritzer e Pronzini, contrari Rossi e Galfetti. Claudia Rossi, che non si attendeva le dimissioni, ricorda che questo non è un Governo forcaiolo, citando il silenzio con cui fu revocata la Polizia a Norman Gobbi. Per Righinetti, invece, «sarà l'ultima notte di Zali in Consiglio di Stato».

