
Il picco è stato nell’anno 2019, quando sono stati revocati 260 permessi per stranieri. Ora il loro numero è sceso a 119 nel 2020 e a 66 nel 2021. La politica cantonale sui permessi non è più tanto rigida e negli scorsi giorni il deputato Matteo Quadranti (PLR), come riferito dal CdT, ha ritirato la sua mozione in cui chiedeva al Governo chiarimenti sulla “strategia antistranieri”, i cui metodi avevano pure preoccupato l’economia. A occuparsi del tema oggi è il domenicale la Domenica, che ha interpellato Silvia Gada, capa della Sezione della popolazione, per capire cosa sia cambiato in questi tre anni. “Il dato del 2019 è legato al recupero di arretrati delle pratiche del periodo precedente”, spiega Gada al domenicale. “Durante il 2020 abbiamo portato a termine l’attività di recupero degli arretrati. Inoltre già nel 2020 e successivamente nel 2021 l’Ufficio della migrazione ha provveduto ad aggiornare le proprie direttive in base ai più recenti sviluppi della giurisprudenza nell’ambito dell’ordine pubblico, dei soggiorni fittizi, dei debiti privati e delle prestazioni assistenziali. Ciò, unitamente alla situazione pandemica, ha influito sul numero di decisioni di revoca emesse”.
Le sentenze del TF
Una serie di sentenze emesse lo scorso 3 settembre dal Tribunale federale hanno infatti bacchettato l’agire delle autorità ticinesi, stabilendo che il concetto di centro degli interessi non è più decisivo in caso di revoca o decadimento di un’autorizzazione di soggiorno. I controlli, tuttavia, continuano ad esserci, ha spiegato ancora Gada. “Sono i tribunali stessi che ritengono questa attività di controllo indispensabile per accertare l’effettiva presenza o meno sul territorio. Però, rispetto a prima, il centro di vita e degli interessi personali non sono più un elemento determinante per la revoca di un permesso di dimora B. Ora, a seguito dei chiarimenti effettuati dal Tribunale federale, la decadenza di un permesso di soggiorno può avvenire unicamente qualora l’interessato si assenti per un periodo di almeno sei mesi all’estero”.
Non ci sarà discussione in Gran Consiglio
Il cambiamento di rotta da parte del Dipartimento delle istituzioni ha spinto il deputato Quadranti a ritirare la mozione, anche se si riserva di ripresentare un atto parlamentare “nel caso in cui dovessero ripresentarsi situazioni simili”, ha fatto sapere al CdT. La mossa ha stupito la deputata Cristina Maderni (PLR), che in commissione giustizia e diritti, insieme al collega Enea Petrini (Lega), stava redigendo un rapporto sulla mozione, in cui sostanzialmente si riteneva che la situazione si fosse normalizzata. “Il rapporto era pronto e avrebbe potuto servire da base per una discussione in aula, durante la quale si sarebbero affrontate le criticità”, spiega Maderni a La Domenica. “Tuttavia riconosco, parlando come rappresentante dei fiduciari, che i problemi denunciati nel 2019 sono stati nel frattempo in gran parte risolti”.
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