
Il Cardiocentro ha risposto a metà settimana al governo che neanche un mese fa, facendo da mediatore, aveva proposto al cosiddetto "Ospedale del cuore" e all’Ente ospedaliero (nel quale dal 2021 il Cardio dovrà confluire) una fase di transizione di 5 anni.
Come anticipato dal Caffé , nella lettera giunta a Bellinzona in settimana si è ribadito il no alla soluzione proposta dal governo. Mentre voci, e non di corridoio, dicono che i vertici della struttura sanitaria luganese stanno approntando un Piano B. Ovvero: il lancio di un’iniziativa per modificare la Legge ospedaliera cantonale (Leoc); quegli articoli che oggi non permettono uno stretto matrimonio tra pubblico e privato. Quegli articoli che la maggioranza dei ticinesi, nel giugno 2016, volle mantenere in vita.
Nello scritto del Cardiocentro - spiega il domenicale - non si chiedono più 15 anni di transizione ma addirittura, per esempio per quanto riguarda le condizioni di impiego del personale, ora si parla di... " durata indeterminata e senza limiti di tempo". Si ribadisce soprattutto la richiesta di una completa autonomia. Vogliamo "un istituto indipendente sia dal profilo clinico che da quello amministrativo, con ciò intendendo anche gestionale e non evidentemente subordinato alla direzione di un altro ente (...) e un’indipendenza gestionale non può astrarre da un’indipendenza finanziaria. Da qui la nostra proposta di un business plan rinnovabile ogni cinque anni".
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