
Anno nuovo, vecchie abitudini. Almeno a livello meteorologico. Se quello appena passato è stato l’anno più caldo e soleggiato dall’inizio delle misurazioni, quello appena iniziato sembra essere sulla stessa strada. Temperature invernali miti che preoccupano il mondo agricolo. “I nostri timori sono legati soprattutto alle riserve idriche”, ha spiegato a Ticinonews Marco Zuddas, agronomo della Federazione Ortofrutticola Ticinese (FOFT). “Un clima così mite potrebbe comprometterle in parte, creando così dei problemi di produzione in primavera/estate”.
Le conseguenze di un caldo inverno
“Un inverno mite significa che il terreno non ha un periodo di interruzione tra una stagione e l’altra. Questo significa che in primavera potrebbero già essere presenti dei problemi legati ai patogeni o agli insetti nel terreno, con tutto quello che comportano a livello di conseguenze per il raccolto”.
Le serre, una soluzione?
Sbalzi termici ed eventi naturali si potrebbero forse evitare coltivando in serra, ma queste “sono delle superfici limitate e quindi la problematica verrebbe solo in parte affrontata. Inoltre l’investimento è maggiore rispetto ad una coltura in campo aperto”, ha spiegato l’esperto.

