
Per alcuni recarsi al campo per giocare a pallone è una vera passione, per altri è solo uno svago occasionale. Ma il calcio può significare anche infortuni: la SUVA ne conta 40'000 annui legati al mondo amatoriale. Un dato che non sorprende lo specialista in medicina sportiva Marco Marano, attivo all’Ars Medica. Ci spiega che gli infortuni più frequenti in ambito calcistico riguardano soprattutto la caviglia e il ginocchio a causa «di un meccanismo traumatico di torsione repentina». Il danno più grave è la rottura del legamento crociato anteriore: «un po’ lo spauracchio di tutti i calciatori», afferma Marano. Questa lesione può comportare periodi di inattività dallo sport «fino a 12 mesi oltre che varie settimane o mesi di inabilità al lavoro».
680.000 giorni di assenza dal lavoro
Secondo la SUVA, un infortunio sul campo comporta in media 15 giorni di assenza dal lavoro, per un totale di 680'000 giorni in Svizzera. E i costi per gli assicuratori sono pari a quasi 200 milioni di franchi all’anno. Ma tanti episodi sono evitabili. Ad esempio, con il fair play perché un terzo degli infortuni sono provocato dai falli oppure con la preparazione fisica. «Parlando con i pazienti emergono situazioni in cui manca proprio la base. Non possiamo pensare che senza allenamento il nostro corpo sia in grado di sostenere uno sforzo come una partita di calcio», dichiara il dottor Marano. E questo soprattutto nel caso di persone «ultratrentenni o quarantenni» perché «fisiologicamente dopo quell’età si ha una perdita muscolare».
«La sedentarietà non è la risposta»
Sfortunatamente per gli allergici allo sport, tuttavia, la risposta non è la sedentarietà. Il rischio medico e le spese pesano di più su quest’ultima che sulla possibilità di infortunarsi. Secondo lo specialista in medicina sportiva, dunque, «è sempre meglio muoversi che stare sul divano e passare le giornate seduti».

