Rischi nello sport
Il calcio amatoriale: passione, svago e...40.000 infortuni
Barbara Venneri
20.05.2026 06:00

Foto: © Gabriele Putzu
Secondo la SUVA, i 40.000 infortuni all'anno legati al calcio amatoriale provocano circa 680.000 giorni di assenza dal lavoro in Svizzera. Una situazione che può essere prevenuta con il fair play e la preparazione fisica. Ma secondo il medico sportivo Marco Marano la risposta non è la sedentarietà
Per alcuni recarsi al campo per giocare a pallone è
una vera passione, per altri è solo uno svago occasionale. Ma il calcio può significare
anche infortuni: la SUVA ne conta 40'000 annui legati al mondo amatoriale. Un
dato che non sorprende lo specialista in medicina sportiva Marco Marano, attivo
all’Ars Medica. Ci spiega che gli infortuni più frequenti in ambito calcistico
riguardano soprattutto la caviglia e il ginocchio a causa «di un meccanismo
traumatico di torsione repentina». Il danno più grave è la rottura del legamento
crociato anteriore: «un po’ lo spauracchio di tutti i calciatori», afferma Marano.
Questa lesione può comportare periodi di inattività dallo sport «fino a 12 mesi
oltre che varie settimane o mesi di inabilità al lavoro».
680.000 giorni di assenza dal lavoro
Secondo la SUVA, un infortunio sul campo comporta
in media 15 giorni di assenza dal lavoro, per un totale di 680'000 giorni in
Svizzera. E i costi per gli assicuratori sono pari a quasi 200 milioni di
franchi all’anno. Ma tanti episodi sono evitabili. Ad esempio, con il fair play
perché un terzo degli infortuni sono provocato dai falli oppure con la
preparazione fisica. «Parlando con i pazienti emergono situazioni in cui manca
proprio la base. Non possiamo pensare che senza allenamento il nostro corpo sia
in grado di sostenere uno sforzo come una partita di calcio», dichiara il
dottor Marano. E questo soprattutto nel caso di persone «ultratrentenni o
quarantenni» perché «fisiologicamente dopo quell’età si ha una perdita
muscolare».
«La sedentarietà non è la risposta»
Sfortunatamente per gli allergici allo sport, tuttavia,
la risposta non è la sedentarietà. Il rischio medico e le spese pesano di più su quest’ultima che sulla possibilità di infortunarsi. Secondo lo
specialista in medicina sportiva, dunque, «è sempre meglio muoversi che stare sul
divano e passare le giornate seduti».

