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"Il business dell'alloggio regolato dallo Stato"
"Il business dell'alloggio regolato dallo Stato"
"Il business dell'alloggio regolato dallo Stato"
Redazione
9 anni fa
Approfondimento de "Il Caffè" sulla gestione del problema legato alla sistemazione dei richiedenti asilo

A seguito delle recenti vicende legati ai richiedenti asilo e alla loro gestione, "Il Caffè" ha cercato di capire come il Cantone abbia gestito negli ultimi anni il problema legato al loro alloggio. Per farlo, scrive, bisogna tornare a fine 2013, "quando con le casse pubbliche in profondo rosso, Bellinzona decide che occorre risparmiare anche sui soldi versati agli esercizi pubblici che ospitavano i profughi".

Allora, spiega il domenicale, l'Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento (Ussi) decide di selezionare 7 pensioni, quelle che hanno dimostrato di saperci fare, e ai titolari viene proposta una contropartita al taglio sulle tariffe versate fino a quel momento, ossia da circa 90 franchi per richiedente l’asilo adulto a 75 (poi a 70 nel 2015): la garanzia di una copertura dell’85% dei posti letto che ogni struttura metterà a disposizione.

"Accettai perché mi davano garanzie per l’occupazione", spiega uno dei titolari al giornale. "Ricevevo meno soldi, ma non rischiavo di avere periodi di magra. Purtroppo però già nel gennaio 2014 sono iniziati i problemi. Da un giorno all’altro vengo informato del trasferimento di 8 miei ospiti in una struttura del Luganese. Io che potevo accoglierne 16 mi ritrovo all’improvviso con sole 4 persone. Chiedo all’Ussi di mandarmene altre e mi dicono che non ne avevano. Non era vero. Semplicemente i richiedenti l’asilo venivano collocati in altre strutture, che non avevano sottoscritto misure di risparmio. A Bellinzona, ad esempio, c’era una pensione stracolma di migranti. Non mi pare una gestione oculata dei soldi pubblici", sottolinea il titolare. 

Poi nel giugno del 2014 i gerenti delle 7 pensioni vengono riconvocati dall’Ussi per formalizzare l’accordo. "Il contratto - spiega "Il Caffè" - riassume i punti concordati, salvo uno. Invece della copertura dell’85% dei posti letto, promessa dall'Ussi, il documento finale specifica in modo vago che gli esercizi pubblici citati sono le strutture di riferimento per l’alloggio dei richiedenti l’asilo, che vengono loro attribuiti in via prioritaria". Che però è ben diverso dal minimo dell'85% garantito.

A quel punto il titolare intervisto dal domenicale decide di non firmare, a differenza degli altri, e spiega: "Questa possibilità di lavorare coi richiedenti l’asilo mi permetteva di stare a galla. Certo non di arricchirmi. Ma ormai è andata così. Comunque non sono pentito di non aver firmato l’accordo col Cantone, per me la dignità ha ancora un valore. Come la parola data".

Interpellato dal Caffè, l'allora capo della Divisione dell’azione sociale, Claudio Blotti, ha preferito non rispondere a queste critiche.

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