
Il Consiglio di Stato ha risposto negli scorsi giorni all'interrogazione presentata in giugno dal deputato leghista Boris Bignasca per conoscere l'ammontare del bonus incassato dall'ex CEO di BSI Alfredo Gysi e sapere che parte di questo bonus è finita o avrebbe potuto finire nelle casse cantonali.
O meglio, ha risposto all'interrogazione ma non alle domande, visto che riguardavano "questioni notoriamente protette dal segreto fiscale e alle quali il Consiglio di Stato non può evidentemente rispondere".
Non è quindi possibile sapere se effettivamente l'ex CEO di BSI abbia incassato quei 70 milioni di franchi ventilati da Boris Bignasca, né se esista un contenzioso tra il contribuente Gysi e il Cantone.
Il Governo ha però risposto almeno a una domanda di Bignasca, la sesta e ultima, che riguardava il monitoraggio dei contribuenti ticinesi che spostano il domicilio per "motivi culturali", come ha fatto Gysi traslocando a Londra.
"Segnaliamo in generale che la Divisione delle contribuzioni effettua costantemente un monitoraggio dei movimenti dei contribuenti agiati indipendentemente dal motivo invocato e, se del caso, adotta le misure adeguate in collaborazioni con i Comuni coinvolti per contestare uno spostamento fittizio del domicilio in un altro Cantone o all’estero" scrive il Governo.
Ricordiamo infine che già all'indomani dell'inoltro dell'interrogazione di Bignasca, la BSI aveva precisato che Gysi "non ha ricevuto nessuna forma di indennità (liquidazione e/o bonus) al momento del pensionamento e beneficia oggi delle prestazioni ordinarie previste dal regolamento della cassa pensione della banca."
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