
Il blackout verificatosi questa mattina in varie zone del Sottoceneri ha tenuto non poco impegnati i Pompieri di Lugano, i quali ci hanno confermato che “è stata una mattinata movimentata con diversi interventi in poco tempo”. Alle 9:18 è infatti scattato l’allarme. Una mattinata – ci ha detto il comandante Federico Sala – tutt’altro che tranquilla, con diverse chiamate in poco tempo. Da quel momento il Corpo Civici Pompieri di Lugano ha adottato il protocollo d’emergenza per sopperire al blackout e rispondere alle sollecitazioni.
“Interventi rapidi”
Una mattinata impegnativa che ha visto gli operatori del 118 sollecitati da più parti, “10 chiamate sono arrivate solo da persone bloccate negli ascensori, alle quali abbiamo dovuto far fronte in modo rapido con 3 squadre che dalla caserma si sono recate sul posto per portare soccorso a queste persone”. Fontana sottolinea la rapidità con cui il 118 ha reagito “in quanto vi erano già presenti in Caserma 15 pompieri professionisti ai quali se ne sono aggiunti altri che sono rientrati in caserma dalla loro giornata di riposo”. Una reazione immediata che ha permesso di raggiungere in breve tempo chi aveva richiesto aiuto.
Altri casi analoghi
Non è la prima volta che si registra una circostanza simile e la parola del 2022 è stata penuria. Oggi il blackout è durato circa 45 minuti, ma se in futuro dovesse ricapitare e per un periodo più prolungato? “Ci stiamo preparando: nel 2022 sono iniziati i lavori di ristrutturazione della caserma e della parte abitative”, dice Sala precisando che per quanto riguarda i lavori all’interno della caserma “uno dei più importanti, che andremo a implementare a breve, è la posa di un generatore di continuità, che darà la possibilità – anche in caso di lunghi blackout – di avere la caserma totalmente operativa”.
Parola al direttore delle AIL
Per evitare casi analoghi ci si sta quindi attrezzando. Un segnale, questo, che dovrebbe portarci in un prossimo futuro a considerare i blackout come parte della nostra vita? Per Marco Bigatto, direttore delle AIL, la risposta è negativa. Bigatto sottolinea infatti l’importanza di “tenere separato quella che è la problematica generale della penuria - o dalla prospettata penuria - a livello europeo, quindi anche a livello svizzero, da quello che è successo oggi”. In sostanza, quello che si è vissuto oggi nel Luganese “è dovuto a un problema tecnico locale, che non ha nulla a che fare con la geopolitica”.
Il guasto
Per capire quindi da dove è nato il guasto bisogna fare un passo indietro: ad operare a livello nazionale c’è la rete di trasporto in altissima tensione di SwissGrid, che alle nostre latitudini ha un corridoio che ha origine nel Sopraceneri presso la sottostazione di Magadino. Questo varca poi il Ceneri per arrivare a Manno, dove si trova la sottostazione in parte di proprietà di SwissGrid, la quale continua poi verso il Pian Scairolo per giungere infine prima a Mendrisio e poi oltreconfine, a Cagno. Tuttavia, da lunedì si stanno facendo dei lavori alla sottostazione di Manno “ed è stata SwissGrid ad aver domandando questa manutenzione ad AET - che funge da mandataria - e quindi il flusso di alimentazione della rete AIL è stato organizzato per provenire dalla sottostazione di Scairolo”, ha spiegato Bigatto. Il problema è quindi partito da lì, “perché una linea di collegamento con la rete nazionale ha ricevuto l’ordine di ‘sganciare’ la rete lasciandoci tutti al buio. Adesso è da capire da dove si arrivato questo ordine”. Le contemporaneità con i lavori di manutenzione a Manno “lascia presupporre che il segnale sia partito da lì, ma è ancora tutto da chiarire”.
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