
In perfetta linea con la sua radice etimologica, questo fine settimana dell’Ascensione era partito decisamente in salita. Con il freddo e il maltempo soprattutto di giovedì i pernottamenti faticavano a decollare un po' ovunque. Poi il cambio di passo, l’arrivo del sole ha ribaltato la situazione. Il tasso d’occupazione a Lugano è passato dal 77% di giovedì al 90% di venerdì e sabato. La stessa cosa è avvenuta nel locarnese con tassi d’occupazione analoghi. Un recupero che fa sorridere gli albergatori, non senza qualche riflessione.
Un recupero all'ultimo
Un recupero che fa sorridere gli albergatori, ma non senza qualche riflessione. Federico Haas, presidente di HotellerieSuisse sezione Sottoceneri, ci ha spiegato che la prenotazione «sotto data» ormai sta diventando la nuova normalità. «Se mi aveste intervistato mercoledì, vi avrei detto che si prospettava un’Ascensione piuttosto magra. Alla fine, però il bicchiere è pieno a tre quarti, e possiamo ritenerci soddisfatti dell’andamento. C’è voglia di viaggiare, c’è voglia di evadere». Della stessa opinione Marcel Krähenmann, presidente di HotellerieSuisse Sopraceneri. «Sicuramente il last minute è il solito effetto «Sonnenstube»: si viene in Ticino quando c’è bel tempo. Lo svizzero tedesco ha aspettato la garanzia che non piovesse e da ieri abbiamo visto un grosso aumento delle prenotazioni».
Meteo-dipendenza
Insomma, tutto è bene quel che finisce bene, verrebbe da dire, anche se probabilmente senza il sole arrivato all’ultimo momento le cifre sarebbero state ben diverse. Ma allora cosa significa davvero? Che ne è di tutti gli sforzi fatti negli ultimi anni per arginare la meteo-dipendenza del settore e diversificare i mercati «Effettivamente siamo ancora molto legati ai nostri mercati di riferimento: la Svizzera, il sud della Germania e i Paesi limitrofi», conferma Haas. «Però la strategia della diversificazione va portata avanti. Chi arriva con voli a lungo raggio prenota due o tre mesi prima e, una volta acquistato il biglietto aereo, la meteo incide molto meno». Per Krähenmann si tratta anche di una questione storica. «Negli ultimi 30 o 40 anni abbiamo venduto il Ticino come terra del sole. Lo svizzero tedesco viene qui per godersi qualche giorno di bel tempo. Però abbiamo anche altro da offrire ed è proprio su questo che vogliamo cambiare un po’ il nostro approccio, aprendoci ad altri mercati. Lo abbiamo visto anche l’anno scorso, con un incremento di clientela proveniente, per esempio, dagli Stati Uniti».
Un legame stretto con in confederati
Quello con il turista svizzero è dunque un legame tanto prezioso quanto delicato: da una parte alimenta l’indotto locale, dall’altra espone il settore alle volatilità del meteo. Eppure, ogni volta che il contesto internazionale si fa più incerto, come dimostrano anche gli attuali scossoni geopolitici, è proprio il turismo interno a tornare puntualmente in soccorso del comparto. Per quanto riguarda Lugano, la clientela dei Paesi arabi – ci dice sempre Haas – si vede sul lungolago, ed è presente anche quella del sud-est asiatico. «Il Ticino resta una terra di transito lungo l’asse nord-sud. Qualcosa magari manca, ma l’effetto sostitutivo di altri mercati c’è. Se proviamo a guardare avanti e immaginare come sarà la stagione 2026, io rimango ottimista e penso che seguirà il solco positivo del 2025». In conclusione, Krähenmann sostiene che la gente oggi è chiaramente più attenta a dove viaggiare, quando viaggiare e quanto spendere. «Non so se questo avrà un effetto enorme, come qualcuno potrebbe aspettarsi, ma credo che qualche effetto positivo ci sarà. Qualcuno penserà comunque: "Andiamo qualche giorno in Ticino"».

