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Sondaggio VPOD
Il 60% dei docenti è contrario all’insegnamento del tedesco in prima media
©Gabriele Putzu
©Gabriele Putzu
Redazione
3 anni fa
È quanto emerge da un sondaggio effettuato dal sindacato VPOD. Tra le motivazioni dei contrari: "non è possibile aumentare il carico orario. La situazione è già particolarmente gravosa".

La maggior parte degli insegnanti ticinesi sembra essere contraria all’introduzione dell’insegnamento del tedesco in prima media. È quanto emerge da un sondaggio del sindacato VPOD a cui hanno partecipato 912 docenti (su circa 6'000). Di questi, quasi il 60% ha bocciato l’introduzione di due ore di tedesco in prima media. I favorevoli sono stati il 40% circa.

Le ragioni del “no”

La bocciatura, viene spiegato in un comunicato, è giustificata con “le difficoltà che questa misura creerebbe agli allievi più deboli e per il sovraccarico della griglia oraria, a meno di sacrificare altre materie, impoverendo l’offerta culturale”. Viene inoltre sottolineato che la prima media per gli studenti “è già un anno complesso di transizione”, poiché implica “la necessità di adattamento ad una realtà sconosciuta, in particolare per la richiesta di autonomia nella gestione del proprio lavoro in una fase di crescita individuale non necessariamente problematica ma sicuramente impegnativa”.

Impossibile aumentare il carico orario

La griglia oraria settimanale nella scuola media è già ora “particolarmente gravosa”, con 32/33 ore settimanali per 10/11 discipline: “è dunque evidente che non è possibile aumentare ulteriormente il carico orario, così come non si può implementare il tedesco sottraendo ore ad altre discipline senza intaccarne i contenuti e la qualità dell’apprendimento”.

Mancanza di effettivi

Altro problema segnalato è la carenza di docenti qualificati alla quale si sta rispondendo, rinunciando a docenti laureati in germanistica. La buona scuola “la fanno i buoni docenti e non si può essere tale senza profonde conoscenze disciplinari supportate da competenze didattiche”.

Il rischio di una babele

Aggiungere all’insegnamento dell’italiano anche quello di francese, tedesco e inglese rischierebbe, stando ai docenti contrari, di creare una babele di conoscenze linguistiche: l’insegnamento delle lingue seconde “occupa uno spazio notevole nella scuola, ma non dà sempre risultati soddisfacenti”. Si può e si deve mettere mano all’insegnamento delle lingue nella scuola dell’obbligo, ma per farlo “è indispensabile rivedere tutti i contenuti disciplinari alla luce di una profonda analisi e riflessione di società”. Occorre insomma “trovare un consenso su cosa debba essere insegnato e tale riflessione non può esimersi dal coinvolgere tutte le componenti della scuola”.

Che tipo di scuola si vuole?

In definitiva, il quesito fondamentale da porsi è se la scuola dell’obbligo debba continuare preparare gli individui a vivere consapevolmente in una società complessa oppure se una maggioranza della popolazione “vuole che la scuola ticinese abbia come scopo principale di formare buoni lavoratori, andando in una direzione più utilitaristica”.

Potenziare altrimenti l’insegnamento del tedesco?

538 partecipanti hanno anche risposto alla domanda sul potenziamento del tedesco. Tra questi, il 63% (338) ritiene che la dotazione oraria sia sufficiente e che non occorra alcun potenziamento del tedesco. Il 37% invece (circa 200) concorda sulla necessità di tale potenziamento, ma in modo diverso dall’anticipo del tedesco in prima media. La metà chiede di organizzare le lezioni di tedesco sotto forma di laboratori (100 risposte), il 20% di organizzare maggiori scambi linguistici (40 risposte) e il 10% di aumentare le ore di tedesco nel secondo biennio (19 risposte).

Perché il sondaggio

La necessità di questo sondaggio, secondo il sindacato, è data della mancata consultazione dei docenti da parte della Commissione formazione e cultura nella discussione sull’anticipo del tedesco in prima media, che avrà luogo in Gran Consiglio lunedì. Da qui l’esigenza di colmare questa “scandalosa lacuna”. Tra chi ha risposto alle domande, quasi il 40% sono docenti di scuola media, il 18% di elementare, il 17% di scuola professionale, il 15% di istituti medio-superiori e il 5% di scuola dell’infanzia. I docenti di tedesco partecipanti sono stati il 9% del totale.