
Laura Sadis era presente a Morcote a festeggiare il Natale della Patria. Nel suo discorso ha messo l’accento sui recenti fatti di Oslo ed ha ricordato anche le tre vittime ticinesi dell’attentato di Marrakesch dello scorso aprile. Nel suo intervento Sadis ha detto che “l’ignoranza reciproca alimenta la diffidenza, i divari di benessere spaccano il pianeta, i diritti civili, civili e sociali non sono ovunque garantiti”. Anche l’economia ha le sue responsabilità in questa situazione la quale persegue solo la logica del profitto e mette a repentaglio “con ingenti mezzi finanziari, il fondamentale principio di convivenza civile del rispetto delle persone e fra le persone”. Anche l’innalzamento dei toni per ottenere il consenso non è giustificabile per la presidente del Governo. In quanto “la violenza verbale può essere, come la storia tristemente ci insegna, premessa alla violenza dei fatti”. La soluzione può essere solo il rivalutare la democrazia la quale deve essere fondamentalmente un “contratto sociale”.Manuele Bertoli era invece a Olivone. Il Direttore del DECS si chiede “come stanno i valori fondanti della Svizzera, indipendenza, solidarietà, multiculturalità e democrazia?” Non molto bene, secondo il ministro socialista. Segreto bancario che favorisce gli evasori fiscali esteri, e la solidarietà minata dal continuo martellare sugli abusi. Tutto questo potrebbe anche rimettere in discussione i valori di coesione. Bertoli ha continuato con “l’impressione di una Svizzera o di un Ticino che scoprono i loro problemi solo quando essi si presentano a Zurigo o a Lugano non quando a soffrire sono le zone di montagna o le periferie non è solo uno stereotipo”. Anche il multiculturalismo viene trattato nel discorso sottolineando come di fronte ad una Svizzera che invecchia, l’immigrazione sia fondamentale. “La Svizzera deve saper recuperare con forza la capacità di apertura e solidarietà come valori fondanti, e saper esportare verso l’Europa il suo modello originale, vincente perché il frutto di una scelta deliberata di coesione”.Norman Gobbi si è invece recato sul San Gottardo. Il Direttore del Dipartimento Istituzioni ha sottolineato come in passato le comunità locali “vincolassero, per le persone provenienti dall’estero, il diritto di risiedervi sulla base della disponibilità delle allora scarse risorse” e questo deve tornare ad essere il metro di giudizio di fronte all’apertura indiscriminata e alle pressioni su un eventuale adesione all’UE, che dimostra tutta la sua debolezza. La Svizzera deve curare la sua coesione interna ed in questo senso non è più accettabile che le regioni di montagna diventi solo un’appendice della vita cittadina, esse sono “il cuore della Svizzera” ha detto Gobbi. Queste regioni devono avere il riconoscimento che si meritano ed in questo senso non è possibile che il Ticino venga isolato per tre anni dalla paventata chiusura del San Gottardo e Gobbi dice che “attendiamo un riconoscimento importante da Berna”.Marco Borradori ha pronunciato il suo discorso a Cademario. Secondo il ministro leghista il Primo d’Agosto è l’occasione per “riscoprire le radici della nostra coesione nazionale” oltre “le coordinate politiche, culturali, sociali e geografiche”. Queste parole sono servite da preludio al tema centrale del discorso di Borradori che ha messo l’accento sul Ticino “Il Ticino sa che deve la sua prosperità all’integrazione nella Confederazione” e sono molteplici i motivi di questa prosperità, per la quale il Ticino è senz’altro grato a Berna. Ma “la Confederazione senza il nostro Cantone non sarebbe quel riuscito esperimento di multiculturalità – unico al mondo – che è”. Il Ticino deve però essere più attivo nei centri decisionali e più propositivo, sfruttando il suo ruolo di mediatore tra Milano e Zurigo. “Possiamo fare meglio!” ha concluso Borradori.Paolo Beltraminelli ha invece deciso di passare il Primo d’Agosto a Bedretto. Per il ministro PPD il model
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