
Lo spettacolo Icaro del regista luganese Daniele Finzi Pasca esordì a Milano il 2 maggio del 1991. Per l'occasione la compagnia provò nella più improvvisata delle sale e da lì girò letteralmente il mondo con oltre ottocento repliche in venticinque Paesi. Ora, dopo trentacinque anni, lo spettacolo torna in scena e lo fa a Lugano, dove già era stato rappresentato, sempre nel '91. Due le repliche previste al LAC: sabato alle 20.00 e domenica alle 17.00.
«Si provò a Milano perché in Ticino non si riusciva a trovare una quadra, ma anche perché il debutto era previsto proprio nella città meneghina», racconta Finzi Pasca. «Lì non trovammo altro che il bar dove facevamo colazione. La sera, quindi, si spostavano tavoli e sedie, si metteva un letto (visto che due non ci stavano) e si provava tutto quello che sarebbe potuto succedere con uno spettatore».
Uno spettacolo che, inizialmente, non si credeva avrebbe avuto una vita lunga. «Ci venne proposto di partecipare al festival del teatro svizzero a Yverdon», rivela Finzi Pasca. «Accettammo. Studiai il testo, inventandomelo in francese. Fu un successo: così uno spettacolo che si pensava di fare quattro/cinque volte ha incominciato a rimbalzare tra festival. Ecco quindi che quello che doveva essere un esperimento è oggi uno spettacolo che ha trentacinque anni».
«Uno spettacolo che vive con me»
Trentacinque anni: una relazione lunghissima tra un attore e uno spettacolo. Ma come è cambiato questo rapporto negli anni? «Lo spettacolo è sempre lo stesso, forse sono io ad essere cambiato», analizza il regista luganese. «Adesso lo gioco in modo più pausato».
E cosa si augura Finzi Pasca per questo importante compleanno? «Sarebbe bello tradurre Icaro in nuove lingue. Una cosa è comunque certa: finché vivrò lo farà anche questa rappresentazione. Spero dunque che sia un augurio di lunga vita che faccio a me stesso».

