
Il sindacato svizzero dei mass media (SSM) ed i rappresentanti del gruppo informazione RSI (GIR) non hanno usato troppi giri di parole, oggi pomeriggio al Grotto ticinese di Cureglia, per fare il punto dell’attuale situazione in casa RSI. Secondo SSM e GIR i piani alti impongono le loro scelte senza tenere in considerazione il personale, sostengono. E i risultati si vedono: Latele doveva essere il programma in grado di risollevare le sorti del palinsesto e invece chiuderà. I telegiornali del mattino – dicono – non ottengono i risultati sperati. Per creare la piattaforma multimediale sono stati usati i fondi di un altro progetto che è stato sospeso e i collaboratori – con contratto a termine – licenziati. Il software scelto per il sito non va bene e dovrà essere cambiato. Alcuni giornalisti vengono spostati da un settore all’altro senza un’informazione preventiva e il precariato ha assunto dimensioni patologiche. Infine c’è la convergenza, ossia la volontà di riunire giornalisti della radio e della televisione sotto un solo tetto. Convergenza che non avrebbe prodotto – secondo il sindacato – miglioramenti tangibili dei programmi informativi. Ed è proprio la convergenza tra radio e tele ad essere presa di mira. Costa 11 milioni e di questi tempi sarebbe meglio fermarsi e ripensare il progetto. Prendersi una pausa di riflessione per non sprecare soldi inutilmente. I dipendenti della radiotelevisione svizzera chiedono ora di essere ascoltati dalla direzione. “Il dialogo c’è – dice il sindacato – ma le cose che diciamo gli entrano da un orecchio e escono dall’altro”.[email protected]
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