
Anche i Verdi del Ticino hanno preso posizione sul progetto "La scuola che verrà".
Nelle loro osservazioni inviate al Dipartimento educazione, cultura e sport (DECS), i Verdi del Ticino scrivono di condividere la necessità di una riforma della scuola dell’obbligo ma di vedere nella proposta de "La scuola che verrà” – così come in alcuni cambiamenti già in atto nel sistema scolastico – alcuni rischi.
"L’ulteriore frammentazione del percorso scolastico – con il rigido susseguirsi di lezioni disciplinari, laboratori, atelier e “settimane blocco” – rischia di impoverire la relazione pedagogica tra allievi e docenti e di far perdere il senso complessivo dell’esperienza scolastica" scrivono i Verdi del Ticino. "Anziché liberare le energie di chi la scuola la fa e la vive (allievi e docenti), si finisce per comprimerle in una nuova e più complessa gabbia."
"Già le tendenze in atto orientano la scuola verso una concezione utilitaristica del sapere, assai lontana da quel “piacere della conoscenza” che dovrebbe caratterizzare l’esperienza scolastica" proseguono i Verdi del Ticino. "Il concetto di “personalizzazione”, proposto confusamente dalla riforma, rischia di accentuare questa visione utilitaristica. Inoltre, questa scuola della “personalizzazione” potrebbe finire per certificare le differenze di partenza, invece di ridurle come auspica il progetto."
"In conclusione: l’idea di una riforma e l’avvio di una discussione sulla scuola sono necessarie e benvenute" scrivono i Verdi del Ticino. "Le soluzioni proposte lasciano perplessi, sia perché non sono accompagnate da una riflessione compiuta sul senso della scuola, sia perché, per varie ragioni, rischiano di rafforzare alcuni preoccupanti caratteri di fondo della nostra epoca: l’aumento delle disuguaglianze, la concezione utilitaristica dell’esistenza, la compulsione consumistica, l’appiattimento sul presente."
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

