
Oggi è in programma un vertice tra il Consiglio di Stato ed il Municipio di Lugano per fare il punto su diversi dossier caldi, in particolare sulla richiesta della Città di ridurre i propri contributi di solidarietà di 10 milioni all'anno, vista la difficile situazione finanziaria in riva al Ceresio.
E sempre oggi sul tema delle relazioni Lugano-Cantone si esprime per la prima volta il deputato di Area Liberale Sergio Morisoli, con una severa critica all'indirizzo delle autorità cantonali (e, diciamolo, un elogio a Giorgio Giudici), tramite un'opinione pubblicata sul Corriere del Ticino.
"Purtroppo in questi giorni c'è anche chi giubila, e non sono così pochi, per la situazione finanziaria di Lugano" scrive Morisoli. "Ma il peggio è che si tratta solo della punta dell'iceberg di una cultura politica, sociale ed economica ridotta in brandelli."
"Lugano da vent'anni sta trascinando il Cantone di peso" prosegue l'ex collaboratore personale della consigliera di Stato Marina Masoni. "Lugano da lunghissimo tempo mette nel fondo di compensazione circa 30 milioni di franchi all'anno. La maggior parte di questi beneficiari, Comuni in compensazione e diretti da partiti non di sinistra, li ritiene un dovuto; esattamente come i socialisti ritengono un dovuto che ai ricchi si continui a togliere di più."
"Lugano negli ultimi decenni, grazie alla piazza finanziaria ma non solo, ha dato al Cantone quasi la metà del gettito fiscale delle persone giuridiche, circa 150 milioni di franchi all'anno" scrive ancora Morisoli. "Se si contano i contribuenti facoltosi, probabilmente più della metà risiede nel Luganese, e tanto per ricordare, loro che sono circa il 10% dei contribuenti che danno al Cantone circa la metà del gettito fiscale delle persone fisiche, circa 350 milioni di franchi."
"Il Cantone pensa e i politici che lo dirigono credono ancora in termini feudali, quindi che sia il minimo che un ducato ricco debba dare a Versailles" scrive Morisoli, citando poi tutto ciò che la Città fa per il resto del Cantone. "Lugano ha fatto una politica estera ed economica, è andata fino in Cina e in Russia per promuovere il Ticino quando il Cantone non va nemmeno a Milano..."
"Lugano è diventata grande di nome e di fatto perché chi l'ha governata ha saputo sognare, poi realizzare una parte di questi sogni. La politica è anche questo: avere un'idea, progettarla, condividerla e convincere gli altri a realizzarla. Certo si può sbagliare, ma mi fermo."
"Il peggio è l'irriconoscenza del Cantone che sta trattando chi da decenni lo finanzia e gli fa fare bella figura ovunque, come una pezzente" scrive Morisoli. "La vogliono mettere sotto tutela, insegnarle come si fanno i compiti di risanamento (sic!), loro che negli ultimi anni hanno aumentato il debito di quasi 1'000 milioni, che fanno buchi da 150 a 200 milioni l'anno e per fortuna c'era ancora Lugano che copriva."
"È il fenomeno moderno dello statalismo che da noi assume i connotati del centralismo" conclude Morisoli. "Per questo Lugano è messa male: non ha alleati e i traditori pullulano. Il popolo e i partiti si ubriacano con l'intervento ovunque dello Stato, di Bellinzona, sempre più di Berna, una minoranza in crescita ahimé da Bruxelles. È un momentaccio quello preelettorale: il popolo purtroppo sogna monarchi lontani e illuminati, ma non libertà locali."
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