
Dall’inchiesta emerge che i ticinesi sostengono a larga maggioranza una politica finanziaria restrittiva. Per il 59% degli interpellati, le spese dello Stato sono fuori controllo. E la sensibilità verso l’entità della spesa pubblica è dimostrata dal fatto che solo l’11% vorrebbe che il potere pubblico affrontasse nuovi compiti aumentando le imposte. L'86% predilige che i compiti attualmente attribuiti allo Stato siano svolti senza ricorrere a nuove entrate. Questa è la chiara priorità espressa dai ticinesi. Mentre la seconda, con il 66% delle preferenze, è quella di ridurre sia le imposte che le spese, riducendo così gli ambiti di intervento dell’ente pubblico. In caso di deficit nei conti pubblici, più di tre quarti dei cittadini (77%) vorrebbe per prima cosa ridurre le spese, mentre solo il 15% sosterebbe un aumento dell’indebitamento. Risulta bassissima la parte di popolazione che accetterebbe un aumento d’imposte (5%). Alla domanda “per quali settori lo Stato dovrebbe spendere più soldi?” Solo nell’ambito dell’istruzione si riscontra una percentuale tendenzialmente favorevole, poiché il 36% dei cittadini vedrebbe di buon occhio un aumento delle spese in questo campo. Sul fronte dei risparmi, i settori con il maggior potenziale sarebbero, secondo i ticinesi, quelli dell’esercito (60%), dell’asilo politico (58%), del corpo diplomatico (56%) e gli stipendi dell’amministrazione pubblica (54%).
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