
Il Ticino, oggi, ha votato in linea con il resto della Svizzera. Nessun ‘casus ticinensis’, dunque. L’iniziativa No Billag è stata affossata a livello nazionale con il 71% dei voti contrari, nel nostro Cantone con il 65,5%. Un risultato che ha sorpreso il vice presidente del Gruppo del Corriere del Ticino e co-presidente del comitato contrario a No Billag Filippo Lombardi. Non per l’esito finale, ma per la percentuale di contrari, nonostante il diffuso timore di un voto di protesta ticinese.
Si aspettava un esito così netto a livello nazionale e ticinese, dove si temeva un marcato ‘voto di protesta’?Mi aspettavo di vincere ma non in queste proporzioni. Ci sono principalmente tre elementi di soddisfazione: l’altissima partecipazione al voto, il risultato a livello nazionale e il risultato cantonale. Significa che i cittadini vogliono mantenere l’attuale sistema di servizio pubblico con la partecipazione dei privati. Il ‘No’ è stato chiaramente espresso malgrado il mal di pancia e l’ingente sforzo finanziario dei sostenitori dell’iniziativa, che speravano in questo modi di strappare almeno il ‘Sì’ ticinese”.
Da parte del Ticino c’è quindi stato un voto di responsabilità?“I ticinesi hanno dimostrato di essere maturi e responsabili e di aver capito la posta in gioco”
Che RSI si aspetta da domani? L’emittente stessa ha ammesso delle criticità nei confronti dell’azienda che andranno ascoltate...“La palla è ora nel campo della SSR e della consigliera federale Doris Leuthard, che dovrà mandare in consultazione la nuova Legge sui media elettronici e la nuova concessione alla SSR. Questi atti politici dovranno fare i conti con le lezioni apprese durante il dibattito e le unità aziendali come la RSI dovranno dare il proprio contributo. Bisognerà contenere i costi e magari lasciare ai privati alcuni programmi, concentrandosi sulla coesione nazionale, sull’informazione politica ed economica, sulla cultura e sulle manifestazioni sportive importanti. La SSR dovrà inoltre capire come raggiungere su nuovi supporti le nuove generazioni, che non hanno più legami così forti con l’apparecchio televisivo”.
E per TeleTicino e Radio 3i cambierà qualcosa a partire dal 5 marzo?“Anche il Gruppo del Corriere del Ticino con TeleTicino e Radio3i, la consorella Radio Fiume Ticino e le altre 31 radio e televisioni private con mandato di servizio pubblico dovranno porsi il problema di come raggiungere meglio le nuove generazioni. Se è qualcosa che potremo fare insieme alla SSR/RSI, coordinandoci invece di farci la guerra, meglio ancora. Nel 2019 la nostra quota del canone sarà rivista vero l’alto e sarà importantissimo usare bene questi soldi per migliorare ancora la nostra offerta al pubblico".
In una nota l'Unione Sindacale Giornalisti Rai ha salutato favorevolmente la bocciatura di No Billag sostenendo che “in Svizzera è stato sconfitto il populismo e il qualunquismo”. È d’accordo?“Non so se questa si può definire una campagna populista o qualunquista, C’è stata una frattura generazionale, l'iniziativa è stata lanciata da giovani liberali e Udc spinti da una visione liberistica. In seguito l’UDC nazionale e l’USAM ci hanno ricamato una campagna di destra e neoliberista che è però risultata impopolare. Non da ultimo ci sono stati dei privati che hanno pensato di sfruttare la situazione per i loro interessi, ma il popolo ha risposto picche”.
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