
Un video per dire grazie ai ticinesi per aver consumato prodotti locali e un invito a continuare a farlo. È il messaggio che ha lanciato l’Associazione Orticoltori Ticinesi in un video pubblicato negli scorsi giorni sui propri canali social. Un settore che, nonostante le difficoltà dovute all’emergenza sanitaria, ha continuato a garantire l’approvvigionamento. Per sapere come è andata abbiamo interpellato il presidente dell’associazione Andrea Zanini.
“Molto è dipeso con chi lavorano i nostri associati. Chi dipendeva dalla ristorazione ha avuto grossi problemi quando gli esercizi pubblici hanno dovuto chiudere. Anche chi lavora con i mercati ha avuto i suoi grattacapi. Se l’è passata sicuramente meglio chi lavora con la grande distribuzione, riuscendo a sopperire allo smercio della propria produzione. Ma in generale è stato un periodo duro e impegnativo per tutti. Nessuno di noi si è fermato, nonostante i rischi. Ognuno si è accollato un grande rischio d’impresa. Speriamo di venir premiati dal consumatore”.
Con le frontiere chiuse, avete notato un aumento del consumo di prodotti indigeni in questo periodo?
“Sicuramente c’è stato un aumento, ma non è detto che chi va al supermercato necessariamente compera prodotti locali. Ce ne sono comunque molti che provengono dall’estero. Per questo abbiamo deciso di lanciare il messaggio. L’invito al consumatore è quello di riflettere su quello che mangia, alla stagionalità e alla qualità dei prodotti che compera. C’è sempre una storia dietro a un prodotto. In Svizzera c’è una grande pressione sui prodotti fitosanitari e le restrizioni sono differenti rispetto all’estero. Anche per questo i costi sono più alti. Ma siamo fiduciosi, anche perché abbiamo notato un interesse generale all’orto. Molti si sono messi a fare il giardino in questo periodo, sperimentando la coltivazione della terra e rivalutando in maniera positiva il settore primario”.
Siete preoccupati ora che le frontiere riaprono ed è di nuovo permesso il turismo della spesa?
“Non nego che qualche preoccupazione c’è. Capisco che per molti è necessario far quadrare il bilancio famigliare. Ma, come detto, ci deve essere anche una riflessione dietro a quello che consumiamo: sapere quanti chilometri fanno le derrate alimentari. Sicuramente questo periodo ha aiutato ad essere più consapevoli dell’impatto che possono avere gli spostamenti di merci e persone. Del resto l’agricoltura stessa non è immune alla libera circolazione. C’è sempre un nuovo insetto o una nuova malattia contro le quali combattere per non rovinare le colture”.
“Un aumento del 30% del consumo dei prodotti locali”
Per avere cifre più precise sugli acquisti abbiamo interpellato il direttore di Tior Marco Bassi (ndr. società che distribuisce la produzione orticola della Federazione Ortofrutticola Ticinese), il quale conferma un aumento del consumo di prodotti locali. “Assolutamente sì” risponde. “Facendo una media sulla grande distribuzione abbiamo registrato un aumento dei consumi del 30% nel periodo del lockdown (ndr. da marzo a maggio). Dipende comunque molto dall’articolo. Ci sono prodotti che, non essendo più utilizzati dai ristoranti, non venivano più venduti, altri quindi sono stati più utilizzati”. Ora con la riapertura delle frontiere e con il turismo della spesa di nuovo consentito, il settore teme di nuovo una diminuzione. “Non sarà un crollo, ma purtroppo ci aspettiamo una diminuzione. La gente dimentica facilmente” sottolinea Bassi.
La ripresa dei ristoranti ha aiutato parzialmente: “C’è molta meno clientela e i ristoratori comandano meno” afferma ancora Bassi. E la meteo ballerina di queste ultime settimane non ha aiutato. “Avevamo delle belle colture, ma la forte pioggia ha rovinato il raccolto, come per esempio quello delle insalate, zucchine, patate o carote. Ormai non abbiamo il controllo sulle condizioni meteo”.
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