
Lunedì l'economia ricomincerà il suo lento ritorno alla normalità. L'11 maggio ripartono le scuole. Teleticino ha intervistato il dottor Christian Garzoni, direttore sanitario della Clinica Moncucco, per verificare cosa ne pensa di questa seconda fase dell'epidemia e quali sono i rischi ad essa associati.
Nell’ambito delle scuole e dei mezzi pubblici, quanto sono fondamentali le distanze sociali?"La distanza sociale è l’elemento chiave: il virus si diffonde a distanza ravvicinata e nel contatto diretto tra persone, qualsiasi misura di allentamento presuppone quindi che la distanza sociale sarà mantenuta nel limite del possibile. Sappiamo anche che il virus ha bisogno di un certo tempo: si parla statisticamente di 10-15 minuti di contatto ravvicinato a meno di due metri. Tutte le misure proposte dal governo per rimettere la società in movimento sono quindi fatte nell’ottica che i contatti sociali restino minimi. Fermo restante che anche al di fuori dal lavoro questa regola ferrea venga rispettata.Lunedì riapriranno i parrucchieri: il consiglio federale ha consigliato l’uso di mascherine per parrucchieri e clienti. Se tutti indossassero la mascherina, il problema sparirebbe o resterebbe? In che misura?Vale il criterio del buonsenso: come detto dal Consiglio federale, se le distanze non possono essere rispettate allora la mascherina, insieme, lo sottolineo, a un’igiene delle mani corretta, è un elemento prioritario per bloccare la diffusione del virus. Ma questo vale solo se le mettono tutti: il motivo per cui si consiglia di metterle è evitare che chi non ha sintomi contagi le persone con cui è a contatto.
Una telespettatrice ci chiede: “Sono positiva al covid-19 e ho questa febbre che va e ritorna. Quando posso considerarmi guarita ed andare finalmente a lavorare?”Lo sappiamo, ci sono pazienti che hanno delle malattie prolungate, come nel caso di quest’ascoltatrice. Vale la regola che se una persona produce la malattia per periodi prolungati, come nel caso della signora, dovrà quindi restare in isolamento. Ci sono persone, la maggior parte di quelle che fanno forme brevi e banali, rientrano nella categoria dei 10 giorni e 48 ore senza sintomi. Però ci sono persone che stanno a casa anche tre settimane o più, per colpa di questo virus.Raffaele De Rosa ha detto: la situazione è migliorata ma il virus è ancora qui, quindi dobbiamo aspettarci un aumento dei casi con la riapertura. Dai messaggi vediamo tanta voglia di tornare alla normalità ma anche tanti timori. Sono condivisibili, secondo lei?Penso che la situazione rimane delicata, anche se abbiamo avuto una diminuzione dei pazienti ammalati. Questa diminuzione è avvenuta solo perché la popolazione ha rispettato le distanze sociali e la politica ha consentito alla malattia di rallentare bloccando la malattia. È chiaro che quando le misure vengono allentate le persone entrano in contatto maggiormente e quindi il virus aumenterà. Questo è un dato di fatto. Purtroppo, è anche un dato di fatto che per questo virus non abbiamo una cura specifica, e neanche un vaccino. Se potessimo vaccinare tutti la malattia sparirebbe, ma non è possibile. La società deve tornare lentamente a poter vivere, per potersi sostenere. Quello che dobbiamo fare tutti è continuare a ridurre al minimo i contatti sociali, seguire le regole sul posto di lavoro e dalle autorità. Lavarsi le mani è fondamentale e l’uso della mascherina può ridurre il rischio.Che consiglio si sente di dare agli over-65?Purtroppo il virus ha una “predilezione” per le persone anziane. Se è una buona notizia per i bambini in età scolare, salvo rarissime eccezioni, tuttavia abbiamo avuto la grande maggioranza dei decessi nelle persone sopra i 65 anni, che restano a rischio. Purtroppo, gli si può solo consigliare di continuare a mantenere le distanze sociali, anche se non è facile. Anche i miei genitori non possono vedere i miei figli. Dovremo vedere fino a che punto la società riuscirà a sopportare questa situazione, dovremo probabilmente trovare altri artifici per mantenere i contatti con le persone anziane.
In Italia, uno pneumologo dell'ospedale Valduce ha dichiarato alla Provincia di Como: “Vedo polmoniti meno gravi, il virus sembra attenuarsi”. Avete avuto lo stesso riscontro in Ticino? "Non sono sicuro di questa cosa, è vero che abbiamo avuto molti meno casi ma casi gravi ci sono comunque. Io penso che dovremo verificare la stagionalità: se siamo fortunati avremo un virus che si diffonde meno in estate, in forma meno grave e infettando meno persone. Tipicamente i coronavirus si diffondono maggiormente in inverno, ma perché la gente tende a stare più spesso in luoghi piccoli, affollati e chiusi. D’estate tipicamente la gente tende a restare all’aperto. Però è troppo presto per dire se il virus d’estate sarà clemente o meno. Ne parliamo tre due mesi."Secondo uno studio a Ginevra il 5% della popolazione, circa 27'000 persone, sarebbe stata contagiata. Sa qualcosa di più di questo studio?È uno studio importante, è il primo a livello svizzero che parla di quante persone hanno avuto contatto con il virus. A Ginevra hanno testato la popolazione e hanno trovato gli anticorpi contro il virus nel 5%, ovvero una persona su 20. Ginevra ha avuto un’epidemia grave quasi quanto il Ticino. Quindi una persona su venti che ha avuto il virus vuol dire che 19 su venti non l’hanno avuto. In Ticino i valori saranno probabilmente un pelo più alti, ma non molto diversi: abbiamo stimato sempre tra il 5 e 10% della popolazione. Perché è importante sapere questo? Perché se dovesse esistere l’immunità di gregge, che dipende dall’idea che se una persona ha fatto la malattia non la farà più, allora dovremo avere valori sopra il 60% per dire che vi è un’immunità di gregge. Questo studio, e in Ticino stiamo per lanciarne uno simile, ci dice che purtroppo la popolazione è immune al virus in una piccola percentuale. Ma comunque non è dimostrato che avere gli anticorpi vuol dire che non mi posso riammalare.Test sierologici: a che punto siamo? Si possono fare? Chi può sottoporvisi? Molti vorrebbero farli per essere sicuri.Questo è proprio quello che oggi non possiamo fare: essere sicuri. Avere un test positivo vuol dire: “Il mio sistema immunitario ha già conosciuto il covid". Non vuol dire che io sia immune al covid. Non sappiamo se gli anticorpi resistano nel tempo, non sappiamo se il virus muta e se gli stessi anticorpi saranno sempre efficaci, in quel caso. Quindi io sconsiglio di correre a cercare i test: in primis perché non tutti sono di buona qualità e renderebbe le persone meno attente alle distanze sociali, aumentando il rischio di rifare la malattia.
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