Cerca e trova immobili
Clima
«I temporali diventano più intensi»: Città spugna per adattarsi al nuovo clima
Redazione
14 ore fa
Piogge più frequenti e violente impongono di ripensare le infrastrutture urbane. In Ticino esempi concreti e apertura della politica.

In Svizzera piove più spesso e con maggiore intensità. È il meteorologo Marco Gaia a sottolinearlo a Bellinzona, introducendo la necessità di ripensare le infrastrutture urbane. Un messaggio rivolto in particolare a chi, in Ticino, si occupa di pianificazione e riqualificazione del territorio.

Infrastrutture pensate per un clima che non esiste più

«Le nostre attuali infrastrutture sono state tutte costruite negli scorsi anni prendendo come riferimento ciò che è successo nell’atmosfera tra il 1961 e il 1990», spiega Gaia. «Un clima che di per sé non esiste più qui da noi. Quando costruiamo nuove infrastrutture dobbiamo pensare a quello che sarà il clima fra venti, trenta o quarant’anni e realizzarle in modo che siano resilienti per ciò che verrà».

Il concetto di città spugna

È in questo contesto che entra in gioco il modello delle cosiddette città spugna: progetti che, proprio come una spugna, permettono di trattenere l’acqua in eccesso per poi riutilizzarla nei periodi di siccità. Silvia Oppliger, dell’associazione VSA, ha illustrato i dati relativi ai danni causati dall’acqua raccolti dall’assicurazione La Mobiliare. «Quasi tre quarti di questi sinistri sono causati dal ruscellamento e non da laghi o torrenti che esondano», ha spiegato. I costi complessivi, negli ultimi dieci anni, ammontano a circa 140 milioni di franchi all’anno per tutta la Svizzera.

Esempi concreti anche in Ticino

Tra i progetti già realizzati figura il parco Casarico a Sorengo, citato dal responsabile regionale di Città dell’Energia Claudio Caccia, promotore della conferenza. Altri interventi sono presenti sulla piattaforma dedicata: dalle aiuole filtranti di Losanna alla Bergstrasse di Lucerna, fino alle corsie del tram a Basilea. L’obiettivo è sempre lo stesso: favorire la filtrazione dell’acqua nel suolo.

Dalla politica segnali di apertura

Secondo Caccia, il tema incontra un ampio consenso. «C’è molta apertura perché non si tratta di ideologie, ma di decidere come vogliamo che siano i nostri spazi pubblici: di alta qualità, con temperature estive più sopportabili e con precipitazioni intense che non creino pericoli e danni dai costi elevati». Fondamentali sono la collaborazione tra enti e il coinvolgimento dei privati. Nonostante i tempi pianificatori spesso lunghi, Caccia si dice fiducioso. «Bisogna agire in fretta ma con coscienza, adottando misure che resteranno valide per i prossimi decenni».

Adattarsi sarà possibile ovunque?

Alla luce delle recenti alluvioni che hanno colpito l’arco alpino, in Ticino e in Vallese, resta la domanda sulla capacità di adattamento del Paese. Gaia è ottimista: «Sono sicuro che utilizzando in modo intelligente le nostre risorse potremo continuare anche in futuro a vivere nelle diverse regioni della Svizzera».