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Ticino
I sindaci del Luganese criticano Gobbi
I sindaci del Luganese criticano Gobbi
I sindaci del Luganese criticano Gobbi
Redazione
11 anni fa
A 10 rappresentanti non sono andate giù alcune dichiarazioni del ministro sulla riduzione dell'Ente regionale

Sale la tensione tra i comuni luganesi e il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi. In una lettera sottoscritta da 10 rappresentanti di vari enti locali confinanti con la città di Lugano (Canobbio, Collina d'Oro, Grancia, Massagno, Melide, Paradiso, Porza, Savosa, Sorengo e Vezia), i sindaci criticano alcune dichiariazioni espresse dal ministro lo scorso 22 ottobre in merito al ridimensionamento dell'Ente regionale di sviluppo del Luganese.

Ribadendo il loro sostegno ad una efficace Governance dell'agglomerato del Luganese, i sindaci dei dieci comuni ribadiscono che "appare quantomeno inopportuno rallegrasi, oltretutto proprio da parte del Dipartimento competente degli Enti locali, del cosidetto "ridimensionamento" dell'Ente. Semmai dovrebbe invece preoccupare constatare come all'interno del Luganese sia ormai venuta a mancare quella coesione e quella unità di intenti che caratterizzavano fino a poco tempo fa la nostra regione".

Ma la questione che ha toccato in particolar modo la sensibilità dei dieci rapprensentati riguarda il tema del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). "Stupisce non poco conoscere dalla stampa" si legge nella presa di posizione, "che per il direttore del Dipartimento competente si tratta ora solo di definire i confini di Lugano e quelli delle sue periferie. Tale affermazione non è affatto condivisa da parte nostra e nel merito ci interroghiamo dell'effettiva conoscenza e competenza di un dossier che merita approcci ed approfondimenti ben maggiori e diversi di quelli finora espressi dal Dipartimento competente".

"Avere un Polo forte, leader assoluto, attorniato dal deserto" aggiungono, "non risponde secondo noi ai criteri di una governance efficace e democratica".

Non negando la bontà dei processi di aggregazione, i sindaci firmatari ribadiscono con forza di avere tuttavia il diritto costituzionale di sviluppare una o più visioni alternative al modello del PCA.

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