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Ticino
“I segnali d’allarme c’erano da almeno un mese”
Redazione
6 anni fa
Per Andreas Cerny le misure decise dal Consiglio federale vanno nella direzione giusta, ma sono tardive: “Alcuni Cantoni dovranno prendere ulteriori provvedimenti”

Nuove misure sono scattate in tutta la Svizzera da lunedì per frenare l’aumento dei contagi. L’attenzione resta alta, con le autorità che monitorano costantemente la situazione. Teleticino ha interpellato il direttore dell’Epatocentro Ticino Andreas Cerny per un commento sulle nuove misure decise dal Consiglio federale e sui prossimi passi da prevedere.

Le misure decise dal Governo
“Sono contento che sono state prese queste misure, anche se si può discutere sulla tempistica” sottolinea Cerny. “Secondo la mia percezione è un po’ tardiva. I segnali d’allarme c’erano da almeno un mese. La Confederazione ha fatto misure giuste, ma per diversi Cantoni non sono sufficientemente stringenti. Penso che i Cantoni debbano fare il loro lavoro, prendendo ulteriori provvedimenti alle direttive emanate da Berna”.

Prima e seconda ondata
Se la prima ondata ci ha travolti, arrivando più o meno inaspettata, questa seconda ondata è invece più attesa o rientra perlomeno negli scenari degli esperti. Insomma la stiamo vedendo arrivare. “Ci sono differenze notevoli” puntualizza Cerny. “La cinetica o la velocità dell’accrescimento è abbastanza simile al passato: si raddoppiano i casi ogni sette giorni. Ma i casi che stiamo diagnosticando ora sono meno gravi. In marzo e aprile venivano diagnosticati i casi che erano già ricoverati. Adesso abbiamo tanti pazienti a cui facciamo lo striscio che però non sono molto ammalati. Il peso sul sistema sanitario comincia tuttavia a farsi sentire. Le cifre sono abbastanza impressionanti”.

Pazienti in ospedale e pazienti a casa
Si parla spesso del numero dei ricoveri, ma non si sa molto sulla gravità dei casi o sulle persone che invece rimangono a casa. Chi non è in ospedale, è a casa asintomatico o ha altri problemi? C’è una percentuale? “Se partiamo dai casi che ricoveriamo, si può dire che oltre il 20% finiscono in cure intense. Di queste persone magari il 20%-30% finirà con un decesso. Questo calcolo non cambia molto rispetto a quello che abbiamo visto negli scorsi mesi. Dal profilo delle cure siamo un po’ più bravi (sappiamo adottare il cortisone al momento giusto, le tecniche di ventilazione sono migliorate, ecc...), ma non abbiamo ancora un trattamento molto efficace”.

L’identikit di chi finisce in ospedale
“Attualmente le persone anziane sono meno colpite perché fanno più attenzione e sono maggiormente protette. Dipende dalla cinetica dell’epidemia. C’è un identikit: i fattori di rischio sono l’età, la comorbidità a livello cardiovascolare, renale e polmonare , l’obesità, il tabacco. C’è poi qualche strano effetto del sistema immunitario a livello genetico che non abbiamo ancora ben capito che fa sì che certe persone, che non hanno nessuno di questi fattori, hanno un decorso sfavorevole. Ci vuole dunque ancora tanta ricerca per capire meglio che cosa è effettivamente l’identikit preciso”.

Chi ha già fatto il virus può riprenderlo?
Incognite restano anche sul fatto se, chi ha contratto il virus una prima volta, può essere contagiato una seconda. “Abbiamo solo delle indicazioni” risponde Cerny. “C’è una buona ricerca dell’IRB di Bellinzona che ha dimostrato che il tasso anticorpale di questi anticorpi che proteggono (anticorpi neutralizzanti) è più forte nel caso in cui il primo incontro con il virus è stato più severo. Sappiamo anche che questi anticorpi si riducono con il tempo. Restano dunque delle domande aperte sulle persone che hanno fatto una mini-malattia: si tratta di capire se producono una risposta immunitaria che li protegge nel futuro”.

Obbligo mascherine anche all’esterno?
Un argomento sempre molto discusso riguarda l’obbligo delle mascherine. Ora in Ticino è stato introdotto anche nelle scuole postobbligatorie. Ma molti fanno notare che, una volta usciti dalle sedi, i ragazzi buttano via la mascherina e si rimettono in gruppo assieme. Ci vorrebbe un obbligo anche all’esterno, valevole per tutti? Per il medico è “difficile da giudicare”, ma “più siamo convincenti a far aderire alle misure, più abbiamo successo come società a combattere questa problematica”.

Possibile scongiurare un secondo confinamento?
Cerny non risponde direttamente alla domanda, ma sottolinea che la direzione è quella giusta per evitare un secondo confinamento. “Nelle prossime settimane, probabilmente 2-3 settimane, vedremo di nuovo un raddoppiamento dei casi. Probabilmente ci saranno ancora discussioni su ulteriori restringimenti. L’argomento su singole misure rimarrà nei media e nelle prossime discussioni”.

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