
Nella sessione invernale, che inizierà lunedì, il Gran Consiglio affronterà la discussione sul salario minimo, approvato dal popolo nel giugno del 2015. Sul tavolo c’è il rapporto della Gestione firmato “dall’inedita” maggioranza dei commissari Lega, PS, PPD e Verdi. Sono stati annunciati degli emendamenti tra i quali quello del gruppo PLR volto a correggere una proposta che il partito ritiene "controproducente" in quanto "eserciterebbe infatti sui lavoratori residenti una pressione al ribasso dei salari".
Sul tema, Opinione Liberale ha intervistato Stefano Modenini, direttore dell’Associazione industrie ticinesi.
Il Gran Consiglio dibatterà settimana prossima un rapporto sul salario minimo a maggioranza Lega, PPD, PS e Verdi. Un suo giudizio?Nel momento in cui rispondo le bocce per così dire non sono ancora ferme. Noi abbiamo sempre reso attenti i diversi attori politici sui pericoli di un’applicazione sbagliata del salario minimo e i dati di fatto non possono essere smentiti. I beneficiari, buon per loro, non saranno a maggioranza lavoratrici e lavoratori residenti bensì persone che vivono all’estero. L’equivoco di fondo nasce dal fatto che il salario minimo è un limite al di sotto del quale non si può andare, ma il salario di per sé è niente altro che la remunerazione della prestazione professionale della persona in base a tutta una serie di fattori (competenze, esperienza, eccetera). Se i premi di cassa malati aumentano, la risposta non sta nell’aumentare necessariamente i salari bensì piuttosto nel ridurre i costi sanitari e della salute. Insomma, si carica il salario di responsabilità che non sono sue. Se gli affitti aumentano è colpa delle aziende che impiegano le persone? Evidentemente no.
Il PLR si è detto preoccupato proprio degli effetti collaterali, ossia un livellamento verso il basso del salario dei residenti. Concorda?Non è una regola generale, ma negli ultimi anni la commissione tripartita ha osservato che in un settore dove è stato fissato un salario minimo obbligatorio in un contratto normale di lavoro, le retribuzioni al di sopra del salario minimo negli anni successivi si sono livellate. E in questa fascia occorre dire che si collocano la grande parte delle lavoratrici e dei lavoratori residenti. Temiamo che con la generalizzazione del salario minimo questo fenomeno si ripeterà. Credo che una verifica dell’impatto del salario minimo a ogni cambiamento della forchetta salariale sia opportuno. Si allungano i tempi? Forse sì, ma in un Paese serio si devono fare le cose seriamente.
Quali sono le previsioni dell’AITI?Non esistono ricette miracolose così come nessuno ha completamente ragione o torto. L’economia è fatta di situazioni molto differenti. Vi sono attività dove i margini di guadagno sono molto bassi e altre dove il valore aggiunto creato è molto contenuto. Questo non basta per definirli dei criminali come si fa sovente. Anche queste attività, che non hanno nulla a che fare con il dumping salariale, hanno diritto di cittadinanza. Semplicemente vanno aiutate a crescere, anche dal punto di vista salariale, ma secondo le loro possibilità.
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