
Sono senza dubbio un bel bottino, le oltre 20'000 firme raccolte dalle associazioni economiche ticinesi contro la tassa di collegamento approvata in dicembre dal Gran Consiglio.
Ma ciò non significa che la battaglia dei referendisti sia già vinta, secondo tutti i politici raggiunti dal Corriere del Ticino per un commento sul record di firme.
Il deputato dei Verdi Sergio Savoia, tra i sostenitori della tassa a carico dei grandi generatori di traffico, afferma ad esempio che "non bisogna lasciarsi impressionare dal numero di firme raccolte."
Savoia ricorda che "anche l'iniziativa sul finanziamento delle scuole private aveva raccolto un forte consenso in una prima fase, ma poi, quando si andò a votare, prese pochi voti."
"In tutti i casi, visto l'impegno profuso dai centri commerciali, non potevamo che aspettarci un simile risultato" afferma Savoia, secondo cui i referendisti hanno "peccato di eleganza nel coinvolgere la grande distribuzione."
Sulla stessa linea la capogruppo socialista Pelin Kandemir Bordoli, la quale sottolinea la "concentrazione di organizzazioni che si sono alleate per la raccolta firme."
"Ora ci dovremo impegnare affinché gli argomenti del sì siano oggetto di discussione" aggiunge Kandemir Bordoli.
"Nulla da eccepire sull'impegno e la motivazione mostrata da chi ha organizzato la raccolta firme" afferma dal canto suo il capogruppo PLR Alex Farinelli. "Va però rilevato che in questa fase nelle piazze c'era solo la voce dei contrari."
Gli fa eco il capogruppo leghista Daniele Caverzasio, il quale dichiara che "è la democrazia e la si deve accettare in qualsiasi sua forma."
Secondo Caverzasio durante la raccolta firme "il discorso è stato molto di pancia", per cui ora "bisognerà essere capaci di spiegare come mai il Parlamento ha deciso di sostenere la proposta di Zali."
Claudio Zali che per ora ha preferito non esprimersi.
Tra i sostenitori del referendum, invece, si sottolinea in particolare "il carattere significativo" del risultato raggiunto. "Il fatto che in così poco tempo si sia raggiunto un numero così importante di firme la dice lunga sulla natura del provvedimento" afferma ad esempio il deputato di Area Liberale Sergio Morisoli. "Il cittadino, il consumatore e il contribuente hanno capito che la tassa di collegamento non è altro che una truffa nei suoi confronti perché a pagarla saranno in primis i ticinesi."
Secondo il presidente UDC Gabriele Pinoja le oltre 20'000 firme sono un ottimo segnale, perché "ci vuole molto più coraggio a firmare in pubblico un referendum piuttosto che ad esprimersi nel segreto dell'urna."
Il capogruppo PPD Fiorenzo Dadò, infine, torna ad accusare il Governo di aver voluto precipitare le cose, senza ascoltare le indicazioni ricevute. "Con queste firme il popolo sta mandando un segnale forte al Governo: prima si facciano i compiti in casa e dopo, al massimo, si vada chiedere qualcosa ai cittadini" afferma Dadò.
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