
Medici e infermieri dei pronto soccorso dell'Ente ospedaliero cantonale (EOC) contestano con decisione la possibile introduzione di una tassa di 50 franchi per chi si reca al pronto soccorso senza trovarsi in una effettiva situazione di emergenza (vedi articoli suggeriti). In una nota stampa vengono espresse "alcune perplessità riguardo alla decisone presa dal Consiglio Nazionale la scorsa settimana".
"Non vogliamo certo negare il problema del sovraffollamento dei servizi di Pronto Soccorso, peraltro conosciuto in tutta la Svizzera e in maggior misura anche nei paesi che ci circondano, tuttavia non riteniamo che sia questa la strada da seguire per porre freno a questa situazione - si legge - Sappiamo bene come una parte dei nostri pazienti consultano per ragioni mediche non urgenti o con un grado di urgenza differibile, non ci sentiamo tuttavia autorizzati a giudicare, come curanti, la pertinenza di quello che è comunque percepito dalla singola persona come un bisogno".
Come prima considerazione "ci preme sottolineare come tale tassa potrebbe a nostro modo di vedere rivelarsi, in certi casi, pericolosa per la sicurezza dei cittadini. L’esperienza ci insegna che a volte dietro un sintomo che un profano considera banale si può celare una grave patologia. Non si può quindi escludere che qualcuno, e saranno le persone appartenenti alle fasce meno abbienti della popolazione, rinunci o ritardi la consultazione per il timore di dover pagare, mettendo magari a repentaglio la propria salute".
In secondo luogo "l’applicazione pratica di una tale misura ci sembra laboriosa e di difficile concretizzazione. La decisione finale di esigere il pagamento di questa tassa spetterebbe al medico dopo la visita. Anche introducendo dei criteri standardizzati per la definizione della cosiddetta “bagatella”, la decisone finale si fonderà sempre su un giudizio soggettivo che sarà quindi suscettibile di generare possibili contestazioni. Questo porterà inevitabilmente ad un ulteriore crescita del lavoro burocratico e amministrativo di verifica, che potrebbe vanificare l’intenzione di contenimento della spesa".
Infine medici e infermieri dell'EOC segnalare che altre nazioni (come l’Italia) hanno da anni intrapreso questa strada senza per questo arginare il fenomeno del sovraffollamento dei servizi di PS. "Se da un lato bisogna intensificare gli sforzi di informazione per far conoscere ai pazienti le possibili alternative che esistono al Pronto Soccorso e in particolare il ricorso ai medici di famiglia, occorrerà anche per il futuro ripensare la risposta al bisogno di medicina di prossimità espresso dalla popolazione. E questo andrà fatto pensando che è nelle fasce notturne e nei giorni festivi che i Pronto Soccorso effettuano il 60% delle loro prestazioni sanitarie alla popolazione".
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