
Botta e risposta sul cantiere italiano della Stabio-Arcisate, fermo da settimane a causa dei problemi relativi allo stoccaggio dei terreni contenenti arsenico.
Alle dichiarazioni dell'ingegner Carlo Salini, che dalle pagine del Giornale del Popolo addossava le responsabilità dello stallo alle Ferrovie italiane, oggi risponde Rete Ferroviaria italiana, sempre tramite lo stesso quotidiano.
"Contrariamente a quanto affermato dall'impresario Salini, il progetto definitivo messo a gara da RFI possedeva tutte le autorizzazioni previste per poter essere appaltato" affermano i legali della Rete Ferroviaria Italiana, spiegando che quel livello progettuale non prevedeva indagini geochimiche. Dunque, a quel punto, la Carlo Salini si era impegnata a condurre tutti i rilievi necessari per l'elaborazione del progetto esecutivo. "L'ingegnere Salini accusa RFI di non aver autorizzato lo smaltimento delle terre" affermano i legali. "Ma RFI non poteva e non doveva farlo, visto che le autorità competenti avevano già certificato l'origine naturale dell'arsenico individuato."
Inoltre, ha proseguito RFI, le autorità avevano disposto che la Salini richiedesse le autorizzazioni per il recupero del materiale; cosa che non ha fatto. E, sempre secondo RFI, non è affatto vero che l'area di stoccaggio è già satura: "Vi sono ancora 100'000 metri quadrati di spazio, ma la Salini ha disposto il materiale in modo da rendere inutilizzabile gran parte degli spazi." Insomma, la matassa è sempre più ingarbugliata.
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