
Seicento chili di pomodori. E ancora: conigli, galline, attrezzi, macchinari agricoli e gasolio. Questa la lista dei furti recentemente commessi sul Piano di Magadino. Ma c’è di più: dalla fine di agosto a inizio settembre sono stati almeno cinque i casi, scrive la Regione, di furti di ortaggi in quantità significative. Sono soprattutto furti notturni che creano non pochi problemi – economici e di consegna della merce – agli agricoltori del Piano, che spesso non denunciano i fatti alla polizia, ma si organizzano in ronde notturne. E la refurtiva? Spesso capita che venga rivenduta illegalmente. Un fenomeno preoccupante, difficile da limitare. “Il furto nei campi è una costante con diverse sfaccettature. Conosciamo i colpi serali o notturni, facilitati dalle tenebre. Recentemente c’è stato quello dei 6 quintali di pomodori; e più indietro nel tempo ricordo la sparizione di quasi una tonnellata di uva a Contone”, spiega il presidente della Orti Renato Oberti. Che continua: “Poi abbiamo i furti “di sussistenza”, commessi magari dagli stessi braccianti, fuori dall’orario lavorativo: se ne vanno col sacchetto o al massimo con la cassa di verdure. Infine, c’è il grosso: quei furtarelli quotidiani che nel loro insieme determinano per noi una perdita importante”. Oberti si riferisce a "quelle piccole “licenze” da parte di persone che in realtà di rubare non avrebbero alcun bisogno. Si tratta di impiegati di banca, o d’ufficio, che al rientro dal lavoro accostano, entrano in campo col sacchetto e si procurano l’ortaggio preferito. Ho visto anche fiammanti Mercedes con al volante colletti bianchi che poco prima erano transitati a cavallo... È vero che viene spesso prelevata merce di seconda, ma per noi produttori, che la vendiamo privatamente, si tratta di un danno significativo”. “La gente - termina - pensa che tutto sia dovuto, che non è un cavolfiore a fare la differenza. Ma tale è l’insistenza con cui questi casi si ripetono... Tanto più che i controlli sono praticamente impossibili, sia da parte della polizia, sia da parte nostra, che qualche ora la dobbiamo pur dormire”.
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