Pesca
I pesci soffrono il caldo e lo sfruttamento idrico
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2 mesi fa
Le temperature sempre più alte delle acque e la produzione di energia idroelettrica preoccupano Urs Lüchinger, presidente della Federazione ticinese per l’Acquicoltura e la Pesca, che afferma: “Il risultato dello sfruttamento dei fiumi per produrre elettricità è drammatico dal punto di vista ecologico”.

La Federazione Svizzera di Pesca (FSP) ha rilevato una moria di pesci di "proporzioni storiche" a livello nazionale a causa della calura persistente e dell'alto sfruttamento dei fiumi per la produzione di energia elettrica. Ha inoltre espresso preoccupazione per il futuro visto che un numero ancora maggiore di specie ittiche autoctone possono scomparire per sempre. Per avere un quadro della situazione in Ticino, i colleghi di Teleticino hanno interpellato Urs Lüchinger, presidente della Federazione ticinese per l’Acquicoltura e la Pesca.

Trote a rischio nel fiume Maggia

Il problema dell'aumento delle temperature e l'insufficiente rilascio di deflussi da parte delle officine idroelettriche si fa particolarmente sentire sul fiume Maggia, rileva Lüchinger. “Questo connubio ce l'abbiamo da qualche anno lungo il tratto mediano e terminale del fiume. Un fiume grosso che oggi non presenta più le condizioni per la sopravvivenza delle trote da Avegno fino alla foce. È uno dei fiumi principali del nostro Cantone che subisce un grave danno all'effetto combinato dell'aumento delle temperature e dei deflussi insufficienti rilasciati dalle officine idroelettriche”. Dal canto oro gli impianti non fanno nulla di illegale, puntualizza Lüchinger. "Le officine idroelettriche hanno un contratto e nessuno le può tacciare di essere illecite. Ma il risultato è drammatico dal punto di vista ecologico”. 

La nuova centrale del Ritom

Proprio negli scorsi giorni è stato presentato l'avanzamento del progetto della nuova centrale del Ritom, che prevede la realizzazione di un bacino di demodulazione da 100’000 m3 che raccoglierà le acque rilasciate dalle centrali Ritom e Stalvedro, regolarizzando il deflusso nel fiume Ticino. Per Lüchinger si tratta di un grande passo avanti. "Nell'allestimento del progetto la federazione ticinese acquicoltura e pesca e le associazioni ambientaliste sono state consultate in modo approfondito e il risultato finale è stato condiviso. Il fatto di aver ottenuto il bacino di demodulazione renderà le cose positive per quel tratto di fiume che è lungo 5 chilometri e mezzo”.

Un Cantone al lavoro

Nel confronto nazionale, Lüchinger ritiene che tutto sommato il nostro Cantone sia messo bene. “Noi ci siamo mossi per tempo. Rispetto agli altri cantoni, siamo probabilmente più avanti. Stiamo lavorando tantissimo e bene”, conclude.