
La pandemia ha colpito duramente le case anziani e il medico cantonale Giorgio Merlani ha definito la decisione di isolarle dall’esterno, escludendo gli ospiti dal contatto dei loro cari, “una delle più dure della mia vita”. Ospiti che per mesi hanno vissuto chiusi tra di loro, ma con rigorose norme di distanziamento sociale e di igiene personale al fine di mantenere l’incolumità della fascia più a rischio. Clara Girardi, geriatra, spiega però che per la sua esperienza gli anziani hanno vissuto la cosa meglio di quanto si aspettasse, a volte addirittura preoccupandosi più dei loro parenti che di loro stessi. Teleticino l’ha intervistata per sapere le sue impressioni sul periodo appena trascorso e su una possibile recrudescenza del virus in autunno.
Dottoressa Girardi, è ipotizzabile riuscire a garantire le visite alle persone più anziane in caso di una seconda ondata ?
“È qualcosa su cui ci stiamo chinando, anche perché la prima risposta che noi abbiamo dato nel canton Ticino è stata dettata da qualcosa che è stata come uno Tsunami. Rispetto alla Svizzera interna ci siamo confrontati con una situazione che ci ha messo di fronte con qualcosa che dovevamo gestire all’improvviso, per questo abbiamo pensato a una chiusura totale. Con il senno di poi e con la calma che ci concede questo periodo stiamo pensando se e come è possibile mediare la protezione dei nostri ospiti e dei nostri pazienti e anche la loro libertà di godere della compagnia degli altri ospiti e dei loro famigliari. È qualcosa su cui stiamo lavorando, le visite nelle case per anziani sono riprese con degli appuntamenti che vengono fissati e gli ospiti possono vedere i loro casi. Non è come la situazione precedente e sicuramente è una sofferenza anche per noi operatori che non riusciamo a ridare la piena libertà ai nostri ospiti nelle case per anziani”.
Il confinamento ha avuto delle conseguenze dal punto di vista psicologico?
“Non possiamo escludere che ci siano state conseguenze su alcuni ospiti rispetto ad altri. Nella mia esperienza personale ho visto i residenti anziani molto sereni, a volte forse più sereni di noi, nell’affrontare la situazione. Pur capendo la situazione e con un atteggiamento di protezione verso i loro famigliari, erano loro per primi a dire: ‘non venite a trovarmi perché rischiate magari di prendervi qualcosa’. E l’idea di non dover uscire, così com’era consigliato per loro lo interpretavano anche per i loro famigliari, infatti consigliavano loro: ‘Non uscite, perché è più pericoloso se uscite di casa’. Quindi senz’altro qualcuno ne ha risentito, specialmente pazienti che hanno magari una demenza avanzata con disturbi del comportamento, ma in generale la mia esperienza personale è che sono riusciti ad affrontarla abbastanza serenamente”.
In Ticino alcune case anziani sono state più colpite di altre. Siccome c’era un’uniformità a livello cantonale per quanto riguarda le misure, voi vi siete dati una risposta sul perché di queste differenze?
“Sicuramente abbiamo provato a darci delle risposte, senza certezza che queste siano corrette. Una delle possibili risposte è che le case che sono state maggiormente interessate erano anche quelle che avevano una politica di apertura al pubblico maggiore. Ad inizio pandemia, quando non si sapeva veramente niente del virus, anche l’OMS aveva sancito la non necessità della mascherina e questo probabilmente ha facilitato l’aumento dei contagi tra personale, visitatori e pazienti. Poi si è visto che comunque la diffusibilità di questo virus era veramente importante per cui è bastato che entrasse un caso in una casa per anziani perché il virus si diffondesse nella comunità”.
Gli anziani sono la fascia più a rischio della popolazione. Si riesce a far passare i vari concetti di distanziamento sociali, igiene delle mani, uso delle mascherine?
“Sì, si riesce abbastanza a far passare questo messaggio, specialmente in pazienti che non sono affetti da una patologia di demenza grave. Riescono anche in genere a rispettare il distanziamento sociale. Devo dire che in questo frangente i nostri anziani mi hanno stupito ancora una volta”.
Un tema che sta facendo parecchio discutere è quello delle mascherine negli spazi chiusi. Proprio per tutelare questa fascia della popolazione non avrebbe senso mettere l’obbligo della questa mascherina?
“Io sono assolutamente a favore dell’uso della mascherina. È un presidio molto semplice ma estremamente utile. Ritengo che mettere la mascherina nei luoghi chiusi possa essere una misura che ci possa difendere dalle prossime ondate”.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

