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Energia
“I Municipi rinuncino agli aumenti delle tariffe energetiche”
©Chiara Zocchetti
©Chiara Zocchetti
Ginevra Benzi
3 anni fa
È quanto chiede l’MPS in una lettera aperta indirizzata ai Municipi a seguito del rincaro delle fatture energetiche con cui hanno dovuto fare i conti molte famiglie nel corso del mese di gennaio 2023. “Le aziende elettriche che hanno alzato le tariffe sono di proprietà comunale. I Municipi sono quindi responsabili”.

Era stato preannunciato già nel corso del 2022, ma a gennaio nelle bucalettere ticinesi è arrivata la conferma: le tariffe energetiche sono aumentate. Questo a scapito delle tasche di molti nuclei famigliari ticinesi, che hanno visto rincarare in maniera esorbitante la propria bolletta dell’energia. Un tema caldo in merito al quale l’MPS ha deciso di scrivere una lettera aperta indirizzata ai Municipi ticinesi, ai quali viene chiesto di rinunciare ad ulteriori aumenti tariffari dell'energia e di ritornare, a partire dal 1° luglio 2023, alle tariffe vigenti a fine 2022.

Gli aumenti

L'MPS, a tal proposito, cita alcuni aumenti delle aziende elettriche ticinesi, a cui fanno capo circa 230'000 utenti: AIM di Mendrisio (+39% elettricità, +50% gas), AIL di Lugano (+32%), Azienda Elettrica comunale di Ascona (+28,15%), Azienda Elettrica Massagno SA (+23,97%), Aziende Municipalizzate di Stabio (+23,8%)e la Società Elettrica Sopracenerina SA (+18,28%). Aumenti più contenuti si sono tuttavia verificati in altre zone del Cantone, dove sono stati inferiori del 10%, ma restano comunque in rialzo. Per l’MPS “non si tratta ora di aprire una discussione sulle origini di questa impennata delle tariffe: sappiamo benissimo cosa è avvenuto sui mercati internazionali, ma sappiamo anche bene che tutto ciò è la diretta conseguenza di un’organizzazione che negli ultimi due decenni è costruita sulla liberalizzazione del mercato elettrico”.

Competenza dei Municipi

Ad accettare queste “aperture” del mercato sono stati “gli stessi partiti presenti negli esecutivi, qualsiasi sia il loro colore politico, convinti che la liberalizzazione dello stesso e la concorrenza tra aziende fornitrici avrebbe avuto infine l’effetto di diminuire le tariffe per i consumatori”. Ma così non è stato, “né nelle condizioni normali vissute negli ultimi tre anni, né in quelle straordinarie (pandemia e guerra) che abbiamo appena attraversato e che stiamo tuttora vivendo”. Fattori a cui vanno aggiunte le decisioni di competenza dei Municipi e dei partiti che ne fanno parte “e che aggravano questo stato di cose”. A titolo d’esempio, nella letta dell’MPS viene citata la decisione presa da molte aziende di aumentare – nel quadro degli aumenti delle tariffe – la componente della tariffa legata ai costi della rete di distribuzione. “Situazione che sarà ulteriormente aggravata dal fatto che il Consiglio federale ha deciso negli scorsi giorni di portare nel 2024 il tasso di costo del capitale investito nelle reti elettriche dall’attuale 3,83% al 4,13%”.

Verso bollette ancora più salate?

Un aumento dello 0,3% che si traduce conseguentemente nella possibilità (o diritto) delle aziende di “aumentare ulteriormente i costi per l’uso della rete, naturalmente a spalle degli utenti e dei clienti che vedranno lievitare ancora e ingiustificatamente la propria bolletta elettrica”. In altri casi, come per le AIL di Lugano, gli aumenti tariffari sono decretati dalle aziende che godono di una situazione finanziaria più che solida: “queste hanno accantonamenti non ben motivati per un totale di 181 milioni di franchi. Le stesse considerazioni potrebbero valere per altre aziende che hanno effettuato cospicui di tariffe”.

Rinunciare agli aumenti

Sempre a detta dell’MPS, vi sarebbe stato, e c’è tuttora, spazio per rinunciare a gran parte degli aumenti previsti: “i Municipi che, di fatto, controllano queste aziende avrebbero potuto farlo; in particolare tenendo conto della situazione veramente difficile, in termini reddituali, della stragrande maggioranza delle famiglie a seguito degli ulteriori aumenti dei premi della cassa malati, di diverse tariffe assicurative e di altri servizi, del mancato adeguamento dei salari al rincaro, tornato a manifestarsi in maniera importante”.

Per l’MPS non è abbastanza

“Insomma poco o nulla. Soprattutto se queste promesse vengono confrontate con la dura realtà degli aumenti delle tariffe energetiche che questi stessi partiti, che di fatto controllano le aziende di distribuzione, non hanno fatto nulla per impedire”. L’MPS  ricorda inoltre come per le AIL (circa 114mila utenti) l’aumento delle tariffe si traduca in aumenti annuali per le famiglie pari a circa 3-400 franchi.

Cosa chiede l’MPS ai Municipi

Alla luce di quanto appena esposto, “è evidente che gli aumenti delle tariffe energetiche pesano in modo importante sui redditi delle famiglie, in un modo inaccettabile. I Municipi e i loro partiti ne sono responsabili. Per questo l’MPS chiede formalmente a questi Municipi e ai loro partiti di rinunciare agli aumenti introdotti lo scorso gennaio e di ritornare, a partire dal 1° luglio 2023, alle tariffe vigenti a fine 2022”.