
Il sindacato Unia ha chiesto ai propri aderenti un’opinione sulla riforma Avs21, in votazione il prossimo 25 settembre, e loro l’hanno bocciata a grandissima maggioranza: il 98,81% degli intervistati ha detto no. “Da parte di chi lavora il messaggio è chiaro: un no enorme”, commenta il segretario regionale di Unia Giangiorgio Gargantini.
Una questione femminile
La riforma Avs21 ha un aspetto che pesa in particolare: l’età pensionabile delle donne, che dovrebbe salire di 3 mesi all’anno per arrivare a 65 anni entro il 2028. E l’interesse femminile emerge chiaramente dal sondaggio: basti pensare che l’88,67% dei partecipanti è donna.
E in futuro?
A spaventare il sindacato Unia, però, non è solo questa riforma delle pensioni, ma anche quelle future: “Sono già in cantiere altre riforme che mirano ad esempio a portare l’età di pensionamento di tutti a 67 anni o addirittura di legarla all’aspettativa di vita, sono proposte completamente assurde”, spiega il sindacalista Vincenzo Cicero. Il sindacato, nel corso della conferenza stampa tenutasi oggi, ha anche denunciato il presunto ostracismo di alcune aziende: “Alcune grandi industrie, alcune grosse catene della grande distribuzione”, continua Cicero, “hanno detto chiaramente che non si può fare politica sul posto di lavoro e questo secondo noi è un dato preoccupante. Il nostro obiettivo era proprio far capire che la politica è anche discutere di condizioni di lavoro”.

