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Ticino
“I grandi eventi restano un problema”
Marco Jäggli
6 anni fa
Per Christian Garzoni l’aumento del limite di 1’000 persone per le manifestazioni crea tutta una serie di problematiche di difficile risoluzione, dal contact tracing alle distanze sociali

Ieri il Consiglio federale ha approvato la fine del limite di 1’000 persone per i grandi eventi a partire da fine settembre. Tra gli scettici verso questa misura si trova anche il Direttore sanitario della Clinica Monucco Christian Garzoni che, intervistato da Teleticino, ha espresso i sui dubbi sull’estensione di questo massimo, viste soprattutto le difficoltà insite nel controllare, igienizzare e fare contact tracing in eventi con varie migliaia di persone: “Sulla carta sono preoccupato e penso che sia stata una scelta coraggiosa del Consiglio federale. Abbiamo sempre detto che i grandi assembramenti sono un problema maggiore. Addirittura, la Task Force voleva mettere un limite di 100 persone. Ricordo inoltre che il nostro Governo cantonale ha messo cento persone come limite massimo. Gli assembramenti restano un problema perché è difficile fare il contact tracing e perché tecnicamente possono fare da diffusori”.

Come gestire questi nuovi numeri?
“La sfida maggiore quella di poter gestire grossi numeri di persone garantendo i principi che tutti conosciamo: distanza sociale, igiene, eccetera. Bisognerà inoltre garantire che le persone non si incrocino all’entrata e all’uscita, oltre a garantire la tracciabilità e soprattutto sarà necessario avere a disposizione anche le risorse del Cantone per garantire il contact tracing. Vi ricorderete delle 300 persone contattate nel bellinzonese e messe in quarantena. Se questo numero lo moltiplichiamo per 10 e diventano 3'000... io non credo che il Cantone abbia le risorse per poter correre dietro a 3'000 persone. Questa è una questione logistica che dovranno risolvere i cantoni, vedremo cosa faranno. Io sono fiducioso che il Canton Ticino, visto anche il passato sia realista e prudente. Per altri cantoni della Svizzera tedesca, dove c’è anche un minor controllo sul virus, qualche problema in più potremmo osservarlo”.

Quindi se ho capito bene dovremo andare ai concerti o in tribuna con la mascherina?
“Diciamo che se uno organizza un evento e deve garantire una distanza di un metro e mezzo difficilmente può farlo. Quindi cosa può fare? Per esempio, dire di mettere la mascherina, per esempio nel caso dei concerti seduti, per fare stare tutti più vicini. Non generalizzerei, comunque: ora siamo in una situazione in cui il singolo evento va analizzato caso per caso. Non so i club sportivi come faranno e non ho nessun’idea di cosa la Confederazione metterà come paletti legali e poi come verrà applicato a livello dei singoli cantoni”.

Secondo lei sarebbe stato meglio aspettare ancora qualche mese?
“Sono mesi che si parla della seconda ondata e di se e come arriverà. Io ho sempre detto che nessuno oggi è in grado di dire se e come arriverà. Quello che possiamo prevedere è che i mesi freddi saranno più problematici: riprenderanno le scuole, ci saranno più persone all’interno, ci saranno più persone negli uffici e il telelavoro man mano verrà smantellato. Avremo i rientri dalle vacanze che man mano porteranno sicuramente un tot di nuovi virus sul nostro territorio e poi non incontreremo più i nostri amici e famigliari all’aperto ma lo faremo al chiuso. Questo fa pensare che ci sarà un problema. Quindi io non so, ci si potrebbe rivedere a metà o fine settembre e vedere se i numeri permetteranno veramente questa riapertura o converrà fare marcia indietro”.

In Germania dopo alcuni casi una scuola di Berlino ha dovuto chiudere pochi giorni dopo la riapertura. È uno scenario che potrebbe succedere anche da noi?
“Questo lo dobbiamo mettere in conto, però dobbiamo essere chiari: la scuola riprenderà a regime pieno con delle misure di protezioni ed è giusto garantire ai nostri figli una scuola adeguata e il più possibile a regime normale. Sappiamo che questo virus circola, sarà quella che si chiama sempre ‘una nuova normalità’. Succederà anche da noi qualche caso in qualche classe con una ventina di alunni che si trova a casa in quarantena per 10 giorni. Fa parte della situazione, però la società deve andare avanti, è un rischio che sono convinto che possiamo prenderci con i numeri che abbiamo adesso. Se i numeri cambieranno in peggio il Governo cambierà anche quest’idea della scuola per tutti mettendo delle restrizioni come abbiamo vissuto. Ma io onestamente smetterei anche di fare paura con queste notizie: anche se una scuola in Germania ha avuto casi positivi ci sono tante scuole in Germania che non li hanno avuti. Ci saranno di sicuro dei problemi però sappiamo anche che bambini e adolescenti si ammalano in maniera lieve, succederà ma la scuola deve andare avanti”.

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