
Lo scorso 5 settembre il gruppo “Frontalieri Ticino” aveva annunciato sulla propria pagina Facebook l’intenzione di indire uno sciopero tra il 22 e il 24 settembre per protestare contro l’iniziativa “Prima i nostri” e “dei governi Ticinese e Italiano, rei di accanimento perpetrato e continuo verso i lavoratori frontalieri”. L’azione dimostrativa avrebbe dovuto prevedere un "blocco di tutte le principali e più importanti dogane di accesso al territorio elvetico" (vedi articolo suggerito).
Il presidente dell’associazione Frontalieri Ticino Eros Sebastiani aveva immediatamente smentito un coinvolgimento dell’associazione stessa. "Dietro alla proposta di indire lo sciopero non vi è il gruppo ufficiale, bensì un certo Storari, un ex membro del direttivo dell'associazione Frontalieri Ticino che è stato espulso a seguito di divisioni interne".
Gli amministratori del gruppo 'dissidente' avevano indetto un sondaggio interno per decidere se vi fosse la disponibilità a “intraprendere una forma di lotta che potrebbe essere una manifestazione pacifica presso le dogane, in quel caso definita "sciopero", unitamente a una giornata di forzata assenza dal lavoro”.
Ma l’esito del sondaggio, a cui avrebbe preso parte un centinaio di persone, non è stato dei più incoraggianti. Con uno scarto di una decina di voti, a prevalere è stato infatti il "no".
Niente sciopero, dunque. Ma la decisione non è andata giù a uno dei promotori dell'iniziativa: “Il risultato del sondaggio parla molto chiaro, vince la paura di reagire per il bene comune ma, nella categoria non c'è unione né ora né mai, i governi vi han ridotto una massa d'invertebrati, abulici senza desideri, solo testa bassa, coda tra le gambe e lavorare come schiavi frustrati, questo è ciò che siete, schiavi frustrati, sempre e solo capaci a lamentarvi”.
Per i promotori non rimarrebbe che l’orgoglio per aver promosso “un’iniziativa di proporzioni giganti”.
Una presa di posizione molto dura, che ha trovato il sostegno di alcuni iscritti, ormai rassegnati: “Su 9'000 iscritti, alla prima dimostrazione reale, vedi a Lavena Ponte Tresa, eravamo in meno di 300 persone...”
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