
“I sindacati sono colpevoli”. Questa l’accusa dei falegnami che dal primo gennaio non avranno il contratto collettivo di lavoro. “Unia e Ocst hanno dato seguito alla loro minaccia e hanno richiesto alla Seco di cestinare la loro stessa domanda di decretare l’obbligatorietà generale del nuovo moderno CCL 2022-2025 elaborato e approvato dalle parti contraenti durante l’estate”.
“I datori di lavoro hanno approvato un CCL al passo coi tempi”
I delegati dell’Associazione svizzera fabbricanti mobili e serramenti (ASFMS) hanno approvato a metà novembre il nuovo CCL per il settore della falegnameria. Due giorni di vacanza in più e un “conto ore” dal quale attingere per congedi pagati. La proposta di introdurre un modello di pensionamento anticipato (MPA), è stata invece respinta a larga maggioranza. “Durante le trattative, i rappresentanti dei datori di lavoro hanno sempre comunicato chiaramente ai sindacati il fatto che CCL e MPA erano due cose ben distinte. Malgrado ciò, i dirigenti sindacali hanno imposto alle loro conferenze professionali l’approvazione del CCL e del MPA come un unico pacchetto, ben sapendo le riserve sollevate al riguardo del MPA elaborato”, spiegano.
“I sindacati sono responsabili della mancanza di un contratto”
C’era un’ultima possibilità per impedire una situazione priva CCL. Infatti, per precauzione, “i tre partner contrattuali si erano accordati su di un CCL transitorio per l’anno 2021 e richiesto alla SECO di renderlo obbligatorio. Una soluzione tampone, utile ad elaborare soluzioni condivise nel caso di un no al CCL 2022-2025. Su richiesta sindacale, la SECO ha cestinato l’obbligatorietà sia del nuovo CCL 2022-2025 che della soluzione transitoria 2021”.
Conseguenze devastanti
Con queste decisioni, i dirigenti sindacali, mettono in difficoltà i loro aderenti. Il presidente centrale ASFMS Thomas Iten ha espresso la sua delusione, “perché purtroppo in questa decisione ci sono solo dei perdenti, soprattutto i fra dipendenti delle nostre ditte”. Thomas Iten fa riferimento in particolare “all’azzeramento dei finanziamenti comuni a favore del perfezionamento professionale dei falegnami e quindi a favore dello sviluppo di tutto il settore”. Inoltre, la situazione senza contratto apre porte e cancelli per gli imprenditori stranieri, non più tenuti al versamento di un salario minimo e al rispetto dalle condizioni di lavoro in Svizzera.
Le altre associazioni: “Siamo indignati!”
L’agire sindacale chiama ora in causa anche altre associazioni collegate all’edilizia. I presidenti di Holzbau Schweiz, Suissetec, EIT.swiss e AM Suisse sono indignati per l’approccio adottato dai sindacati Unia e Ocst. “Non tengono minimamente conto dei circa 5’600 falegnamerie assoggettati al CCL e 34’000 dipendenti. Insistendo sull’introduzione di un modello di pensionamento anticipato hanno provocato provocando un disastro. Ciò indebolisce un intero settore ed avrà come conseguenza che sempre più aziende straniere riceveranno ordini nel settore edile svizzero, spesso a scapito della qualità, ma soprattutto mettendo in pericolo numerosi posti di lavoro con buone condizioni salariali”.
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