
Dopo il parere negativo del Governo, anche il Comitato docenti VPOD esprime i propri dubbi sull'iniziativa parlamentare "La scuola che vogliamo", presentata dai deputati de La Destra Sergio Morisoli e Paolo Pamini.
Riconoscendosi negli ideali di "equità, inclusività ed educabilità propri della scuola ticinese da quarant’anni", il Comitato docenti VPOD Ticino comunica che "non può che opporsi senza remore alla visione della scuola media" immaginata dai due granconsiglieri.
"Non possiamo condividere" si legge nella nota firmata dal presidente Adriano Merlini, "la volontà di scaricare sulla collettività il costo delle rette delle scuole private, di fare della scuola dell’obbligo la serva sciocca dell’economia, di separare troppo precocemente i nostri ragazzi sulla base di presunte attitudini innate, che in realtà sono frutto dell’origine sociale e famigliare. Questa visione economicista e segregatoria della scuola costituirebbe per il Cantone un balzo a ritroso nel tempo di 40 anni. Il costo dell’iniziativa parlamentare è stimato dal Governo tra i 14,3 e i 136,8 milioni di franchi…".
Secono i docenti il Ticino deve recuperare il netto e crescente divario rispetto al resto della Svizzera riguardo agli investimenti nella formazione. Un concetto ribadito da anni. "Gradiremmo però che lo si facesse seguendo la via indicata dalla stragrande maggioranza degli addetti ai lavori, e cioè in primo luogo riducendo in maniera importante il numero di allievi nelle classi".
"Lo scontro in atto tra varie fazioni del Parlamento (che produce una pletora di atti pubblici parziali ed estemporanei al servizio di interessi di bottega) ed il Dipartimento educazione cultura e sport, trincerato nella difesa del suo progetto La scuola che verrà, sta producendo effetti devastanti sulla formazione" concludono i docenti. "Tale scontro rischia di privare la scuola dell’obbligo di ciò che realmente necessita e di demoralizzare i docenti, che non vedono più riconosciuto il loro ruolo di professionisti dell’insegnamento".
Il Comitato docenti VPOD Ticino auspica infine che il Gran Consiglio "si impegni per migliorare la scuola dell’obbligo, allo scopo garantire a tutti gli allievi le stesse opportunità, indipendentemente dalla loro origine sociale e famigliare".
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