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Ticino
I dipendenti pubblici incrociano le braccia, "Un'azione necessaria"
Redazione
3 anni fa
In aggiornamento - Al via il quarto sciopero dei dipendenti pubblici contro il taglio delle rendite pensionistiche. Alla protesta hanno anche aderito due terzi degli istituti scolastici ticinesi, oltre a singoli docenti e dipendenti di altri settori.

10 maggio. Questa la data scelta dei dipendenti pubblici per il quarto sciopero contro il prospettato abbassamento delle rendite dell'Istituto di previdenza del Cantone Ticino (IPCT). Alla mobilitazione hanno aderito due terzi delle sedi scolastiche ticinesi, oltre a dipendenti di altri settori. "Un'azione necessaria visto che dopo mesi dall’annunciato taglio progressivo del 20% delle rendite, da parte del Consiglio di Stato, non sono ancora giunte risposte su misure compensatorie soddisfacenti", scriveva negli scorsi giorni l'Associazione ErreDiPi. Alla manifestazione, come detto, partecipano anche molti docenti, i quali hanno deciso di incrociare le braccia e interrompere le lezioni. E gli allievi? Per loro, era stato spiegato, sono previsti diversi servizi di accoglienza e cura, ma ci sono istituti che hanno invitato i genitori a tenere a casa i figli. 

Casse pensioni invitate al tavolo del Forum

"Per le 10:30 abbiamo organizzato un Forum, al quale parteciperanno tre casse pensioni: il fondo di previdenza dell'EOC, la cassa pensione della Città di Lugano e l'IPCT", ha detto a Ticinonews un docente presente alla manifestazione. "L'idea è quella di aprire il dibattito anche ai genitori, a chiunque abbia voglia di discutere i diversi sistemi di previdenza presenti in Ticino, del tasso di conversione, ma soprattutto di come vengono gestiti i contributi", ha continuato.

L'invito a tenere i figli a casa, "Si guarda alla pagliuzza"

 Alcune sedi, come detto, hanno invitato i genitori a tenere a casa i figli. Una scelta che non è piaciuta a tutti. "Abbiamo fatto un passo indietro su questa polemica. Trovo che sia un po' come guardare alla pagliuzza al posto che alla trave. Il sistema pensionistico non sta più in piedi e non si può accettare una situazione simile. È impossibile che la politica non voglia vedere il problema", ha aggiunto il docente.

Il problema spiegato da ErreDiPi

I dipendenti pubblici e i docenti, si legge sul sito di ErreDiPi, scioperano perché "per la seconda volta nell'ultimo decennio l'IPCT prevede un taglio della rendita pensionistica per i propri affiliati. Questo potrebbe portare, in 15 anni, a una riduzione del 40% delle pensioni", viene spiegato, aggiungendo che "attualmente non sono previste misure concrete di compensazione per evitare di svantaggiare i futuri pensionati".

Una soluzione a fine maggio?

Il Governo, dal canto suo, non prende posizione sulle negoziazioni in corso tra Consiglio di Stato e organizzazioni sindacati fino al termine delle stesse. Tuttavia, si legge in una nota, per fine maggio-inizio giugno "è probabile che si possa arrivare a un’ipotesi di soluzione".