
"I datori di lavoro non sanno di cosa parlano e non si rendono conto di ciò che fanno".
Lo scrivono i sindacati OCST e UNIA, in un comunicato stampa congiunto con il quale le due forze rispondono all'Associazione delle industrie ticinesi del granito (AIGT).
"Per decenni, l’AIGT ha firmato con i sindacati OCST e UNIA una serie di Contratti collettivi di lavoro validi per il cantone Ticino nel settore specifico del granito" scrivono i due sindacati. "In questi contratti collettivi, di cui l’ultimo non rinnovato per volontà unilaterale della AIGT con effetto 1. gennaio 2012, è sempre stato esplicitato il principio secondo cui il medesimo fosse ancorato - in virtù Decreto di obbligatorietà generale decretato dal Consiglio Federale - al Contratto nazionale mantello dell’edilizia principale. Questo principio, ad esempio, è stato chiaramente determinato dall’art. 45 dell’ultimo contratto collettivo (il testo: “Rimangono riservate le prescrizioni del Contratto nazionale mantello (CNM 2008-2010) per l’edilizia principale in Svizzera e del Codice delle Obbligazioni (CO) in casi non menzionati in questo CCL”). In parole povere, questo significa “non esiste un contratto collettivo di lavoro settoriale e cantonale ergo vale il CNM edilizia principale”. Apparentemente facile da comprendere."
"Sull’opposizione contro il Decreto di Obbligatorietà generale al CNM dell’edilizia inoltrato dall’AIGT, non si è entrati nel dettaglio e nel merito, semplicemente perché l’AIGT ha presentato tardivamente l’opposizione" aggiungono.
"Il testo definitivo del CNM edilizia - evase le opposizioni (evidentemente quelle recapitate per tempo) - è stato ripubblicato sul FUSC dalla Segreteria economica dello Stato (SECO)" proseguono OCST e UNIA. "Eravamo ad inizio gennaio 2012 e contro questa pubblicazione è stato interposto ricorso da tre aziende di interesse della Maurino SA di Biasca, importante cavista ticinese non associato all’AIGT. Su tale atto si è espresso il Consiglio Federale in data 26 luglio 2013: non si entra nel merito (“questione irrilevante ai fini della dichiarazione di obbligatorietà generale”) e si invita i ricorrenti - se del caso - a rivolgersi alla competente Commissione paritetica del ramo e, successivamente, al giudice civile. Una decisione che non permette, nel modo più assoluto, all’AIGT di millantare un’uscita immediata dal CNM dell’edilizia principale."
"L’AIGT non demorde: proprio riferendosi sulla decisione del Consiglio Federale, dichiarano - nero su bianco - di non essere vincolati al CNM edilizia principale. Tutto il resto è storia recente."
"OCST e UNIA precisano, in rapporto alle dichiarazioni rilasciate ieri dal signor Arturo Pollini, titolare della Edgardo Pollini SA di Cavigliano, che mai - dal gennaio 2012 ad oggi - l’AIGT ha chiesto di tornare al tavolo delle negoziazioni" scrivono i due sindacati. "Vero il contrario: alle nostre richieste scritte volte a riaprire il dialogo (25.9.2012 e 7.5.2013) così come al contenuto della petizione del novembre 2013 - firmata da 230 lavoratori, consegnata a mano al Presidente dell’AIGT, signor Mauro Betazza - si attende ancora una risposta. Invitiamo quindi il signor Arturo Pollini ed altri associati dell’AIGT ad informarsi meglio sullo stato reale delle cose. Non vorremmo infatti che, al loro interno, qualcuno la racconti nel modo giusto."
"L’AIGT ha richiesto soccorso alla Società impresari costruttori Svizzera di Zurigo (SSIC) per uscire dal campo di applicazione del CNM edilizia principale" proseguono. "Un incontro tra la SSIC-CH e l’AIGT è in agenda nella prima metà del mese di luglio 2014. La strategia dell’AIGT è dunque chiara: uscire dal CNM edilizia principale e, naturale conseguenza, privare i propri collaboratori del diritto dei lavoratori di andare in pensione a 60 anni (e stiamo parlando di uno dei settori più pesanti e fisicamente logoranti richiesti in Svizzera!)."
"Ed infine, una doverosa precisazione: l’AIGT si scaglia contro OCST e UNIA per - citiamo la perla - “le pressioni fisiche e psicologiche che i lavoratori hanno dovuto subire da parte sindacale”. Accusa respinta categoricamente al mittente. Non una parola invece, a mo’ di autocritica, sulle innumerevoli “riunioni”, infarcite da minacce di licenziamento o altre pressioni subdole, indette nelle singole aziende con i propri collaboratori delle ultime settimane? Non una parola sulla presenza durante la giornata di sciopero, in talune cave, di agenti di sicurezza privata che “scortavano” i lavoratori sino al cancello dell’azienda? Non una parola in merito a quel datore di lavoro che, prendendo per mano i lavoratori (e non è un modo di dire) li ha “accompagnati” sul proprio posto di lavoro? Qualcuno pensa ancora che, essere proprietari di una cava significa essere padroni dei diritti dei lavoratori?"
"La mediazione del Governo cantonale potrebbe rappresentare una via d’uscita onorevole per l’AIGT" concludono OCST e UNIA. "Ma il ritorno alla realtà dei fatti da parte dell’AIGT (sia dal punto di vista legale, contrattuale e della descrizione degli avvenimenti) è assolutamente necessario."
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

