Cerca e trova immobili
Ticino
I danni collaterali del Covid
Redazione
5 anni fa
Alcuni reparti ospedalieri hanno subito un drastrico calo dei pazienti. Al pronto soccorso di Lugano “fino al 70% di visite in meno”, spiega Mattia Lepori, vice capo area medica EOC. Ma anche i reparti di nefrologia e cardiologia hanno fatto i conti con un calo dell’utenza. Quali le conseguenze?

La pandemia ha avuto importanti conseguenze sulle strutture ospedaliere. Molti reparti hanno registrato un numero inferiore di pazienti rispetto agli scorsi anni. Emblematico è il caso del pronto soccorso dell’ospedale Civico di Lugano. “In certi giorni l’affluenza è stata del 60%-70% in meno. L’atmosfera era a volte piuttosto surreale”, racconta Mattia Lepori, vice capo area medica EOC, ai microfoni di Teleticino. Il calo dell’attività si è sentito soprattutto durante la prima ondata, in particolare tra marzo e giugno, spiega il medico. Durante la seconda ondata lo scenario è stato invece diverso. “Il pronto soccorso ha avuto un ruolo importante nella diagnosi dei pazienti con pochi sintomi ma sospetti di Covid, cosa che non è avvenuta durante la prima ondata”.

I numeri in calo
La diminuzione dell’utenza è comunque stata importante. Se nel febbraio del 2020 le visite sono state 6’226, a marzo si sono pressoché dimezzate, registrando un’utenza di 3’698 unità contro le 7’000 del mese di marzo del 2019 e del 2018. Le cifre sono state ancora più basse nel mese di aprile: 2’702 visite in pronto soccorso. “È venuta a mancare tutta una serie di patologie legate al fatto che le persone si muovevano meno e lavoravano da casa. L’infortunistica alla circolazione stradale, agli infortuni sul lavoro e legate al tempo libero è venuta a mancare”, spiega Lepori. Ma non è solo diminuita la mobilità e l’utenza. Molte persone non si sono recate nelle strutture ospedaliere per paura di contrarre il virus. Per capire però i danni collaterali, è ancora presto per dirlo, spiega Lepori.

La situazione nei reparti di nefrologia e cardiologia
Non solo il pronto soccorso ha subito gli effetti collaterali della pandemia, anche altri reparti ospedalieri hanno dovuto fare i conti con un calo dell’utenza, come per esempio i reparti di nefrologia e cardiologia. “In Ticino ci sono dai 200 ai 250 pazienti che fanno emodialisi e che hanno bisogno di una terapia in ospedale tre volte alla settimana”, spiega Pietro Cippà, primario di nefrologia all’Ospedale regionale di Lugano. “Tutti i controlli non assolutamente necessari sono stati cancellati o posticipati ed è sicuro che in alcuni casi le cure o la diagnostica è stata rallentata in questo processo. È difficile quantificare l’impatto di queste misure. I pazienti ritenuti a rischio li abbiamo seguiti e cercato di tenerli sotto controllo, contattandoli telefonicamente per delle consultazioni e valutazioni. È probabile che alcune cose siano sfuggite o che non si siano state svolte in modo ottimale. A livello internazionale degli studi hanno dimostrato che le morti collaterali sono dei numeri non indifferenti. A livello locale posso dire che il nostro sistema sanitario è estremamente ben sviluppato e capillare, ciò che ha permesso di ovviare a una parte di questi problemi. È probabile che questa fase di pausa abbia comunque avuto ripercussioni negative”.
Anche il vice primario di cardiologia del Cardiocentro Marco Valgimigli conferma questa tendenza. “Abbiamo visto una riduzione del 50-70% dei pazienti durante i mesi critici tra marzo e maggio”. Una tendenza che si è riscontrata anche in altri nosocomi in Svizzera e all’estero, spiega il medico. “Non crediamo che gli infarti siano spariti, ma è probabile che molti pazienti fossero terrorizzati di venire in ospedale. Questo ci porta a pensare che ci sia un enorme danno collaterale alla malattia stessa”.

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata