
In questi giorni il tema delle armi da fuoco è tornato di stretta attualità. A Monaco uno squilibrato ha aperto il fuoco contro dei civili in un centro commerciale, riportando in auge il problema dell'accesso alle armi da parte di malintenzionati. In Svizzera intanto, secondo i dati emersi negli scorsi giorni, le richieste di permessi d'acquisto d'arma in tutto il paese sono aumentate nel 2015.
Il deputato Paolo Pamini lo scorso inverno scatenò un polverone in Ticino esternando la sua idea di creare dei corsi di tiro nelle scuole dell'obbligo, proponendo oltretutto di "favorire il più possibile la circolazione delle armi" e di "facilitare il libero porto d'armi tra i civili", con l'obiettivo di lottare contro il terrorismo.
Un'idea criticata da alcuni, condivisa da altri, tra cui dei rivenditori d'armi come il bernese Daniel Wyss, che al Blick negli scorsi giorni ha asserito che "delle armi in mano a qualche cittadino presente a Nizza avrebbero potuto salvare delle persone". Per lo stesso commerciante l'aumento degli interessati a possedere un'arma sarebbe da imputare al momento di tensione che vive l'Europa a causa del terrorismo. Un'opinione che sostanzialmente condivide anche Pamini: "In generale direi che a spingere all'acquisto è comunque la tradizione del nostro paese. Probabile però che un aumento sia dovuto anche agli attentati, visto che in fondo i furti o la criminalità non sono aumentati in Svizzera e la ragione può quindi essere quella...".
Lo stesso politico ticinese affermò che "la miglior garanzia di pace e libertà è una popolazione armata", ma, operando in questa direzione, casi come quelli di questi giorni in Baviera non potrebbero subire l'effetto contrario moltiplicandosi grazie un più facile accesso alle armi?“In realtà è già cosi, i divieti attuali disarmano gli onesti, non i criminali e i pazzi che sono talmente determinati da comunque trovare la soluzione per avere un’arma. Queste misure colpiscono in maniera asimmetrica. Non sto certamente dicendo di non avere dei controlii, ci vorrebbe comunque un ufficio che concede le autorizzazioni per il possesso di un'arma."
"Per fortuna in Svizzera non è successo nulla - prosegue il deputato di Area Liberale - ma se pensiamo alle situazioni come in Germania o in altri paesi, non si è molto tranquilli". C'è da precisare che le richieste per acquisto d'armi citate in precedenza riguardano il tiro sportivo, poiché per richiedere un porto d'armi occorre dimostrare alle autorità che ci sia una necessità di difendersi e una minaccia. Secondo Pamini però per alcuni cittadini varrebbe il pensiero "meglio avere un'arma in casa, casomai...".
In Ticino intanto sarebbero in aumento le donne che comprano delle pistole per andare ad allenarsi negli stand di tiro. Una tendenza al rosa che in effetti ci conferma Oviedo Marzorini, presidente della Federazione Ticinese Società di Tiro: “Ragazze ce ne sono, sparano in modo responsabile e anche molto bene. Dimostrano una grande passione e applicazione, come peraltro è il caso per i giovanissimi, che ambiscono a fare risultato. I giovani andavano diminuendo fino a qualche tempo fa, ma ora assistiamo a un rinnovato interesse. Questa è una pratica che ti appassiona e responsabilizza. Da parte nostra la formazione, la responsabilizzazione e una grande serietà restano fattori imprescindibili per la pratica del tiro.”
Ma Pamini un'arma ce l'ha? "Ho il fucile militare che ho tenuto. Da un po' di anni però non sparo più e onestamente vorrei ricominciare!".
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