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Ticino
I comunisti contro il reddito di base
I comunisti contro il reddito di base
I comunisti contro il reddito di base
Redazione
10 anni fa
La decisione è stata presa a maggioranza: "Si crea un'illusione di socialismo: piuttosto ci si organizzi dal basso!"

Il Partito Comunista si schiera compatto contro il reddito di base incondizionato (RBI), tema in votazione il prossimo 5 giugno. La decisione è stata presa a maggioranza all'interno del Comitato direttivo.

Il Partito ritiene la proposta non sufficientemente elaborata per essere approvata e, nel contempo, non vuole creare illusioni: "per ridistribuire la ricchezza e impedire le misure di austerità non si possono attendere ricette miracolose calate dall’alto, ma organizzarsi dal basso nei sindacati e nei partiti e lottare sui posti di lavoro, di studio e nella società per conquistare maggiori diritti sociali", si legge nel comunicato diramato oggi dal responsabile economia del PC, Alessandro Lucchini (nella foto).

"All’iniziativa per l’introduzione di un RBI si riconosce il tentativo di rispondere ai cambiamenti socioeconomici in atto: una tendenziale automazione della produzione, la riduzione dei posti di lavoro, il passaggio a un modello familiare più fluido e l’allungamento della speranza di vita che potrebbero compromettere le assicurazioni sociali già sotto minaccia oggi dai continui attacchi neo-liberisti. Il RBI ha anche il pregio di valorizzare quelle attività non salariate che oggi non vengono considerate dei lavori (casalinghe, ecc.) malgrado l’importanza che rivestono nella vita sociale."

I comunisti evidenziano però diversi aspetti ritenuti critici: "L’iniziativa è formulata in maniera estremamente vaga, il che lascia spalancata la porta a coloro – e sono la maggioranza negli attuali rapporti di forza politici del nostro Paese – che sfrutterebbero il RBI per dare il colpo di grazia alle assicurazioni sociali."

Inoltre, prosegue il comunicato, una delle proposte per poter finanziare il RBI consiste nell’aumento dell’IVA, "la tassa più anti-sociale esistente nel Paese, la quale a nostro avviso andrebbe invece abolita!"

I comunisti, in conclusione, si dicono disposti ad accettare un'ipotesi di RBI unicamente come complemento alle attuali garanzie fornite dal welfare state, "aspetto che tuttavia non è affatto assicurato dall’iniziativa e che necessiterebbe peraltro di tappe intermedie, anche perché il RBI potrebbe determinare fenomeni inflattivi e un ancoraggio negativo dei salari (dumping)."

"L’unica possibilità accettabile – e tuttavia assolutamente remota nello stato presente delle cose – per finanziare il RBI sarebbe di introdurre la Tassa dei milionari, cioè un’imposta patrimoniale che colpisca i multi-milionari, oppure la Tobin Tax per tassare le transazioni finanziarie: spostare in pratica il carico fiscale dal lavoro verso il capitale."

Il Comitato ritiene inoltre che fra i fautori del RBI "vi sia una volontà di estraniarsi dalle "brutture" del sistema economico capitalista e dal lavoro salariato, creando l’illusione che questo significhi avvicinarsi al socialismo. Non è affatto così, poiché il capitalismo non lo si può bypassare con un RBI: occorre invece affrontarlo direttamente nella sua stessa logica, riappropriasi cioè collettivamente dei mezzi di produzione e non idealisticamente ritirarsi dalle contraddizioni dell’economia produttiva."

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