
Nella seduta di Gran Consiglio di lunedì 18 febbraio 2019 verrà sottoposta all'attenzione dei deputati anche la petizione dell'11 settembre 2018 con cui Giorgio Ghiringhelli chiedeva di "vietare nei luoghi pubblici, o aperti al pubblico o destinati a offrire un servizio pubblico (eventualmente ad eccezione dei luoghi di culto) le preghiere che contengono messaggi di odio e di discriminazione verso i fedeli di altre religioni e che violano le norme del Codice penale".
Due i rapporti presentati in Commissione petizioni: quello di maggioranza, firmato dal Giorgio Pellanda (PLR), che invita ad archiviare la petizione, e quello di minoranza, firmato da Tiziano Galeazzi (UDC), che invita invece a sostenerla.
La maggioranza dei commissari (ovvero Giorgio Pellanda, Massimilano Ay, Omar Balli, Sara Beretta Piccoli, Felice Campana, Alessandro Cedraschi, Giorgio Fonio, Sebastiano Gaffuri, Alessandra Gianella, Lorenzo Jelmini, Ivano Lurati, Fabio Schnellmann e Tatiana Lurati Grassi), "pur riconoscendo al petente di aver sollevato un tema che in futuro potrebbe destare una preoccupazione tale da porre dei correttivi restrittivi a tutela di tutti i cittadini del nostro Cantone", ritiene "oggettivamente prematuro procedere nel senso indicato nella petizione. "D'altro canto - hanno spiegato - per casi particolari circa il corretto mantenimento dell'ordine pubblico spetterà ai tribunali statuire nel merito".
Unico sostegno alla petizione del 'Ghiro' è stato quello di Tiziano Galeazzi e Lelia Guscio, secondo cui vi sono "sufficienti elementi a comprova della giustificazione di creare una base legale atta a introdurre nella Legge sull'ordine pubblico (LOrP) un divieto generalizzato di occupare il suolo pubblico per recitare delle preghiere che contengono messaggi di odio e di discriminazione verso fedeli di altre religioni e che vengono utilizzate a scopo di proselitismo o a scopi politici di conquista territoriale, passibili di mettere a repentaglio la pace religiosa, l'ordine pubblico e la protezione dei diritti e delle libertà altrui".
"Qualcuno potrebbe obiettare che sarebbe discriminatorio introdurre un divieto valido solo per le preghiere rituali islamiche - argomentano Galeazzi e Guscio - Ma una qualsiasi misura restrittiva è discriminatoria quando tratta in modo diverso delle situazioni uguali e non ci sembra che siano dati questi presupposti; in particolare non ci risulta che vi siano fedeli di altre religioni che occupano il suolo pubblico senza richiedere alcuna autorizzazione per recitare preghiere dal contenuto offensivo e discriminatorio verso i fedeli di altre religioni e allo scopo di fare proselitismo e di "marcare" il territorio in vista, in un futuro non molto lontano, di eliminare la separazione fra Stato e Chiesa e di introdurre leggi religiose al posto delle nostre leggi democratiche".
Insomma, la proposta del 'Ghiro' ha incassato il sostegno di due soli commissari, mentre è stata respinta dagli altri tre commissari leghisti (Balli, Campana e Lurati).
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