Cerca e trova immobili
Ticino
I buoni vincono, i cattivi perdono
Redazione
15 anni fa
Negli ultimi 12 mesi la criminalità in Ticino ha subito un un calo. Importante sarà dare fiducia alle istituzioni

La paura c'è. Seppur statistiche confermino che quest'anno, rispetto ai precedenti, sia il migliore circa una diminuzione della criminalità. Spesso si tratta di squadre, o meglio, vere e proprie bande provenienti da oltre frontiera che si spingono fin qui seppur i controlli della polizia svizzera, e la loro professionalità, siano tra i più conosciuti a livello mondiale. I rischi che - non appena ne venga catturata una - si passi "di nuova banda in nuova banda", non sono pochi. Come una giostra, che sale e che scende. Come i sentimenti dei cittadini, incontrollati, irrazionali anche, a volte, quando per varie contingenze si ha una reale timore di "rischiare qualcosa". Che sia essa vita, denaro o libertà.Parlando di numeri: le rapine, ad esempio, che tra gennaio e febbraio avevano allarmato il Mendrisiotto, sinora sono state 50, cioè 22 in meno rispetto all'anno scorso; gli altri reati, dai furti alle aggressioni, omicidi compresi (passati da 4 a 1), complessivamente tendono a scendere, anche se le cifre ufficiali arriveranno ad aprile. Dati che comunque smentiscono i continui allarmi per la criminalità lanciato da più parti in questi mesi. "Dai numeri dipende la qualità - avverte il procuratore pubblico Moreno Capella, in una dichiarazione al Caffè, titolare di parecchie inchieste sulle irruzioni, spesso a mano armata, in gioiellerie e distributori di benzina -. Bisogna comunque dire che siamo riusciti ad arrestare le bande che hanno effettuato questi colpi. E ciò ha restituito un maggior senso di sicurezza. Lo abbiamo fatto grazie anche alla tecnologia, dunque alle banche dati del dna, e all'intensa collaborazione con le Procure del nord Italia". Seppur le percentuali debbano innestare un meccanismo che scatena nel cittadino un sentimento positivo, è noto che - specie dalle periferie - i banditi cambino continuamente strategie per mandare in confusione veri e propri sistemi di controllo/monitoraggio, inventandosene sempre una.C'è la tendenza a lavorare a piccoli gruppi oppure, spiega la polizia, a muoversi in solitudine. Come il rapinatore di circa sessant'anni che una domenica di qualche mese fa ha puntato un coltello da cucina alla gola di una commessa di un distributore a Bellinzona. Oppure si entra in scena in coppia, come è avvenuto poche settimane fa a Lugano, in via Pessina, dove i banditi, in pieno giorno, hanno fatto irruzione in una gioielleria. Di esempi, negli ultimi 12 mesi, se ne potrebbero fare diversi, e sicuramente si tratterebbe di storie che tutti i ticinesi ricordano; adesso occorre solo dare fiducia nelle istituzioni garanti della nostra tranquillità, evitando che un senso di insicurezza prenda sempre più spazio in una realtà che è, tutto sommato, solo a tratti allarmante. I buoni vincono, i cattivi perdono. Almeno cosi pare. Al momento.

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata