
La paura c'è. Seppur statistiche confermino che quest'anno, rispetto ai precedenti, sia il migliore circa una diminuzione della criminalità. Spesso si tratta di squadre, o meglio, vere e proprie bande provenienti da oltre frontiera che si spingono fin qui seppur i controlli della polizia svizzera, e la loro professionalità, siano tra i più conosciuti a livello mondiale. I rischi che - non appena ne venga catturata una - si passi "di nuova banda in nuova banda", non sono pochi. Come una giostra, che sale e che scende. Come i sentimenti dei cittadini, incontrollati, irrazionali anche, a volte, quando per varie contingenze si ha una reale timore di "rischiare qualcosa". Che sia essa vita, denaro o libertà.Parlando di numeri: le rapine, ad esempio, che tra gennaio e febbraio avevano allarmato il Mendrisiotto, sinora sono state 50, cioè 22 in meno rispetto all'anno scorso; gli altri reati, dai furti alle aggressioni, omicidi compresi (passati da 4 a 1), complessivamente tendono a scendere, anche se le cifre ufficiali arriveranno ad aprile. Dati che comunque smentiscono i continui allarmi per la criminalità lanciato da più parti in questi mesi. "Dai numeri dipende la qualità - avverte il procuratore pubblico Moreno Capella, in una dichiarazione al Caffè, titolare di parecchie inchieste sulle irruzioni, spesso a mano armata, in gioiellerie e distributori di benzina -. Bisogna comunque dire che siamo riusciti ad arrestare le bande che hanno effettuato questi colpi. E ciò ha restituito un maggior senso di sicurezza. Lo abbiamo fatto grazie anche alla tecnologia, dunque alle banche dati del dna, e all'intensa collaborazione con le Procure del nord Italia". Seppur le percentuali debbano innestare un meccanismo che scatena nel cittadino un sentimento positivo, è noto che - specie dalle periferie - i banditi cambino continuamente strategie per mandare in confusione veri e propri sistemi di controllo/monitoraggio, inventandosene sempre una.C'è la tendenza a lavorare a piccoli gruppi oppure, spiega la polizia, a muoversi in solitudine. Come il rapinatore di circa sessant'anni che una domenica di qualche mese fa ha puntato un coltello da cucina alla gola di una commessa di un distributore a Bellinzona. Oppure si entra in scena in coppia, come è avvenuto poche settimane fa a Lugano, in via Pessina, dove i banditi, in pieno giorno, hanno fatto irruzione in una gioielleria. Di esempi, negli ultimi 12 mesi, se ne potrebbero fare diversi, e sicuramente si tratterebbe di storie che tutti i ticinesi ricordano; adesso occorre solo dare fiducia nelle istituzioni garanti della nostra tranquillità, evitando che un senso di insicurezza prenda sempre più spazio in una realtà che è, tutto sommato, solo a tratti allarmante. I buoni vincono, i cattivi perdono. Almeno cosi pare. Al momento.
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