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Ticino
I boschi del Mendrisiotto e la cura per rigenerarli
Redazione
9 ore fa
La collina del Penz, ma anche la zona fra Vacallo e Sagno, senza dimenticare Generoso e San Giorgio. Nel Mendrisiotto sono in corso importanti lavori forestali dopo i danni causati negli ultimi anni da vento, siccità e temporali.

Nei boschi sulla collina del Penz, fra Pedrinate e Seseglio, la mano dell'uomo è ben visibile e da anni sta intervenendo per risanare il pendio dopo la tempesta di scirocco del 2020, ma soprattutto dopo la tremenda siccità del 2022. «Il nostro obiettivo è di ripristinare un bosco sano che svolga la sua funzione di protezione diretta dell'abitato che si trova subito sotto», spiega il capo Ufficio forestale del VI circondario Patrick Luraschi. E per raggiungere l'obiettivo non basta ripulirlo, ma occorre rigenerarlo con piante giovani. Un'operazione non sempre semplice. «Sul Penz meno, ma soprattutto sul versante del Generoso abbiamo una grossa pressione della selvaggina, che nutrendosi mangia i giovani germogli e inibisce in maniera considerevole la rinnovazione».

Operazioni che richiedono tempo e risorse

Nella zona della chiesetta di Santo Stefano i lavori sono già stati ultimati. «Abbiamo ceduato tutta la zona per permettere alle piante che sono seccate nella parte superiore, ma non sono morte, di formare polloni e ricostituire il bosco», illustra il responsabile del settore Sanzio Guidali. «Chiaramente più in là ci sono ancora piante colpite dalla siccità. È un grosso lavoro e non riusciamo a fare tutto in poco tempo».

Lavori in corso in tutta la regione

Ma il colpo d'occhio è notevole anche osservando il bosco fra Vacallo e Sagno, con il verde delle foglie che cede il passo al marrone della terra. «Anche lì - spiega Luraschi - si è intervenuti in un primo momento con la liberazione dei sentieri escursionistici. Poi abbiamo rimosso tutto il legname in modo da favorire la ricrescita del bosco». Guardando al resto della regione, lavori sono in corso anche ai piedi del Generoso e sul Monte San Giorgio, colpito nel 2024 da un violento temporale. «Lì c'è stata una vera e impressionante devastazione. Abbiamo stimato circa 20mila metri cubi di legname a terra. Siamo intervenuti subito con i lavori più sensibili, con la rimozione del legname e poi con la piantumazione, ormai conclusa». Legname che va rimosso ma poi anche smaltito o riutilizzato. «Una parte viene esportata in Italia per essere valorizzata. Un'altra parte rimane in Ticino per essere utilizzata principalmente come combustibile».