
Nel 2003 oltre tremila cittadini bellinzonesi avevano chiesto al Municipio di salvaguardare la zona verde dell’ex campo militare. Sette anni dopo aspettano ancora una risposta alla loro petizione. Nel frattempo, l’IRB, istituto di ricerca in biomedicina, ha inoltrato al Comune la richiesta si un nuovo spazio per edificare la nuova sede. Tutto normale se non fosse per il fatto che il Comune, invece di un normale terreno edificabile, avrebbe offerto all’IRB proprio il terreno oggetto della petizione cittadina sostenendo che “non vi fossero alternative”. Per costruire sul verde del campo militare il Comune dovrebbe approvare una modifica al piano regolatore, soggetta a referendum ed ignorare la petizione cittadina. Così facendo, però, si rischierebbe di presentarsi all’eventuale referendum con una città dall’opinione divisa: da un lato la maggioranza dei politici, favorevoli all’edificazione e dall’altra la maggioranza dei cittadini, ovviamente contrari. Per evitare questo rischio- scrive in una nota Matteo Cheda, promotore della cartellonistica per la permanenza dell’IRB nel bellinzonese - bisognerebbe evitare il cambio del piano regolatore e offrire all’IRB un normale terreno edificabile. Perché la presenza dell’IRB è importante per la città che lo ospita. Da oggi, per questo motivo, sulle strade della città sono visibili cartelloni a favore dell’Istituto di ricerca e del verde pubblico. “I bellinzonesi amano il verde. Chi li ignora fa scappare l’IRB”. Questo lo slogan apparso sui manifesti.
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