
Impegnato sul fronte dall'inizio dell'epidemia in Italia, l'intettivologo e primario dell'ospedale Sacco di Milano Massimo Galli è intervenuto ieri nel TG speciale di Teleticino per parlare a 360 gradi della malattia. Tra i tanti temi toccati, il medico si è espresso anche sul dibattito che imperversa in Svizzera, ovvero sui bambini e il coronavirus.
"Ci sono vari lavori scientifici a riguardo, che dicono che i bambini si infettano, trasmettono l’infezione e ammalano. Proprio l’altro giorno una mamma mi ha mandato un’email poiché, dopo aver dato un'interprentazione più "blanda" in televisione, mi ha ricordato di aver portato a casa suo figlio 12enne, che era finito in rianimazione. È una situazione rara, ma anche i bambini e adolescenti possono avere una malattia seria. C'è un'interessante osservazione di alcuni pediatri di Bergamo, che hanno constatato la sindrome di Kawasaki in bambini che hanno contratto il coronavirus. È una sindrome nota, probabilmente causata da altri virus, ma è interessante vedere che nell'età pediatrica è descritta in bambini che hanno contratto un'infezione da SARS-CoV-2. C’è quindi poco da discutere: i bambini si ammalano poco (nel senso che hanno una condizione clinica generalmente più mite rispetto agli adulti), ma questo non è da confondere con il fatto che i bambini si infettano e passano l’infezione".
Per quanto riguarda l’accudimento da parte dei nonni, Galli sottolinea che questo costituisce un problema, soprattutto con la ripresa delle attività lavorative. “Molte mamme con gli asili nido chiusi dovrebbero ricorrere ai nonni, ciò che oggettivamente può rappresentare un pericolo. Il nonno è a rischio nel caso in cui si infetti e riceva la trasmissione della malattia dal nipotino".
Quale dunque il punto di vista dell'infettivologo sulla riapertura delle scuole? "È difficile far stare i bambini con la mascherina, così come è difficile mantenere le distanze sociali. Stare 4-5 ore in un'aula scolastica anche con un distanziamento teorico, è mettersi nelle condizioni di avere un ottimo incubatore per nuove infezioni nel caso in cui l'infezioni arrivi. L'indicazione di non aprire le scuole è quella piu saggia. Naturalmente questo pone il problema di come gestire i bambini se la madre o il padre devono tornare al lavoro. Attualmente credo che non sia ancora il tempo di correre determinati rischi. Non lo è sicuramente dalle mie parti, la situazione del Ticino è meno compromessa della Lombardia. Dipende da quante persone si sono messe in una situazione di distanziamento sociale ma hanno un'infezione e non ne sono consapevoli".
Proprio sul capitolo asintomatici, Galli ribadisce che "sicuramente esistono, sono molti e sono in grado di infettare". Per questo il medico suggerisce di fare dei test rapidi per identificare quelle persone che hanno contratto il virus prima di farle tornare al lavoro. "Si tratta di un test che prende una decina di minuti, da "pungidito", che permette di scremare quella parte di persone che hanno avuto un contatto con il virus. Non c'è una precisione del 100%, ma dà informazioni piuttosto importanti. Ci sono anche altri sistemi, ma più costosi e presentano problemi organizzativi e tempi più lunghi".
Per quanto riguarda guanti e mascherine, quanto sono utili? "Credo che per un po' della mascherina non si potrà fare a meno. Ce ne sono di diversi tipi: quella che protegge gli altri e non protegge fino in fondo te stesso è quella chirurgica, ma è l'unica che ha senso portare. È più facile da portare a lungo ed consigliabile per chi è in contatto con il pubblico o dove non è possibile mantenere le distanze in maniera perfetta. Le altre di tipo FFP2 e FFP3 sono più indicate per gli operatori sanitari". I guanti invece, aggiunge Galli, sono un po' un feticcio: "servono a evitare di contaminare le prioprie mani. Hanno senso se si va su un mezzo pubblico o al supermercato, il guanto diventa una protezione per sé stessi e gli altri. Ma poi bisogna fare attenzione di non toccare con il guanto il proprio visto. Se si è contaminati, il virus si porta anche con il guanto".
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