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Medio Oriente
Hormuz, lo stretto che tiene in scacco il pianeta: «Conseguenze gravi dietro l’angolo»
©Altaf Qadri
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Red. Online
11 ore fa
Angelo Betto, amministratore delegato della Cippà Trasporti, commenta l’escalation in Medio Oriente e le conseguenze della chiusura dello stretto di Hormuz – «Esiste un piano B, ma a livello di struttura è assolutamente insufficiente»

I costi dell'energia stanno schizzando alle stelle e preoccupano tutto il mondo, Ticino compreso. Il motivo? L'escalation del conflitto in Medio Oriente, con la guerra in Iran e la forte limitazione al transito delle navi nello stretto di Hormuz imposta da Teheran. Da quel canale, ricordiamo, passano petrolio greggio, Gpl, gas naturale liquefatto, prodotti petroliferi raffinati, prodotti chimici e molto altro. «Inutile nasconderci, la situazione è particolarmente critica», spiega a Ticinonews Angelo Betto, amministratore delegato della Cippà Trasporti. «È come se venissero chiusi i cancelli di una dogana, con il conseguente blocco dei prodotti in uscita», aggiunge l'esperto, spiegando come «al momento le aziende hanno ancora delle scorte, ma prima o poi queste riserve finiranno».

Effetto domino

«Gran parte del gas e del petrolio che transita da Hormuz è destinato ai paesi dell'Oriente, Cina in primis», continua Betto. «Secondo me sarà un effetto domino, perché la Svizzera, così come molte nazioni della Comunità europea, importano materiali semilavorati dalla Cina». Cosa significa questo? «Se all'approvvigionamento manca un anello della catena si spezza un ingranaggio legato a una grande parte dell'economia mondiale». In altre parole: «Le conseguenze non si stanno ancora materializzando, ma sono dietro l'angolo».

Le alternative

Ma che passaggi alternativi ci sono alla rotta che transita attraverso Hormuz? «Si potrebbe passare dall'altra parte, con la rotta di Suez, ma lo sbocco a sud non è attrezzato per sopperire alla chiusura di Hormuz». Quindi, nella pratica, «esiste un piano B, ma a livello di struttura è assolutamente insufficiente». Per questo, secondo Betto, «l'unica via d'uscita è un tavolo negoziale che porti alla fine di questo conflitto».